Caro carburanti, l'appello dei consumatori: il governo ripristini il taglio delle accise
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Redazione Economia
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La risalita dei prezzi dei carburanti, dopo la fine dello sconto sulle accise deciso dal governo lo scorso 3 luglio, ha riacceso un dibattito che sembrava sopito ma che, in realtà, non ha mai smesso di preoccupare gli automobilisti italiani. Secondo gli ultimi dati diffusi dall'Osservatorio del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), i prezzi medi nazionali continuano a salire: sulla rete stradale la benzina in modalità self service ha raggiunto quota 1,841 euro al litro, mentre il gasolio si attesta a 1,922 euro al litro.
Numeri che, se si guarda alla rete autostradale, si fanno ancor più critici, con il diesel che supera abbondantemente la soglia dei 2 euro al litro, toccando i 2,004 euro al litro, e la benzina che si avvicina pericolosamente a quella stessa soglia psicologica che, per molti, rappresenta un punto di non ritorno.
La stangata sulle tasche degli italiani
L'impatto di questi rincari è immediato e tangibile per milioni di famiglie, che si trovano a dover fare i conti con un aumento del costo del pieno che, in appena due giorni, ha fatto registrare un rincaro di circa 2 euro per un serbatoio da 50 litri. Una cifra che, moltiplicata per i consumi medi annui, rischia di pesare in modo consistente sui bilanci domestici, già messi a dura prova da un'inflazione che, seppur in calo, non ha ancora mollato del tutto la presa.
La protesta dell'Unione nazionale dei consumatori non si è fatta attendere: "Ringraziamo il Governo per la stangata che si è abbattuta sugli automobilisti, considerati sempre polli da spennare", ha dichiarato il presidente Massimiliano Dona, sottolineando come il mancato rinnovo dello sconto abbia determinato un aumento "che era stato preannunciato e che ora si è puntualmente verificato".
La polemica si inserisce in un contesto già infiammato, con le associazioni dei consumatori che chiedono a gran voce un intervento immediato per arginare la deriva dei prezzi, mentre il governo sembra studiare le contromosse.
La possibile soluzione dell'accisa mobile
Sul tavolo del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, però, esiste già uno strumento che potrebbe calmierare gli effetti di questa nuova impennata. Si tratta dell'accisa mobile, un meccanismo previsto dalla legge finanziaria per il 2008 e modificato proprio dall'attuale esecutivo nel gennaio 2023, che permette di ridurre temporaneamente le accise quando l'aumento del prezzo del petrolio genera maggiori entrate IVA per lo Stato.
Un meccanismo che, in parole povere, restituirebbe agli automobilisti una parte del maggior gettito fiscale che lo Stato incassa quando il greggio sale, agendo così come un automatico stabilizzatore dei prezzi. E le condizioni per attivarlo, a quanto pare, ci sarebbero tutte: il Documento di finanza pubblica dello scorso ottobre stimava un prezzo del Brent a 66,1 euro al barile, ma negli ultimi mesi la quotazione è stata stabilmente sopra i 70 dollari, salendo oltre gli 80 dollari nei giorni scorsi.
La scelta politica e le promesse elettorali
La tentazione, per il governo, sarebbe quindi quella di azionare la leva dell'accisa mobile, come del resto chiedeva a gran voce Fratelli d'Italia quando era all'opposizione, durante il governo Draghi. Allora, l'esecutivo guidato da Mario Draghi aveva introdotto un taglio temporaneo delle accise di circa 25 centesimi al litro (che diventavano quasi 30 centesimi considerando anche l'Iva) per far fronte all'impennata dei prezzi energetici seguita all'invasione russa dell'Ucraina.
Oggi, però, la maggioranza sembra tentennare, anche perché l'eventuale attivazione dell'accisa mobile entrerebbe in conflitto con la scelta, operata con la legge di Bilancio, di aumentare l'accisa sul gasolio per allinearla a quella sulla benzina: un provvedimento che, se da un lato risponde a logiche ambientali (il gasolio è un combustibile più inquinante), dall'altro ha portato più entrate nelle casse dello Stato.
Un vero e proprio rompicapo, insomma, che rischia di trasformarsi in un boomerang per il governo, con le opposizioni già pronte a ricordare le promesse elettorali di Giorgia Meloni, che in campagna elettorale aveva ipotizzato di "sterilizzare le entrate dello Stato da imposte su energia e carburanti".




