Barbara Berlusconi: "Le accuse di Brusca a mio padre sono intollerabili"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia e tra i principali responsabili della stagione stragista dei primi anni Novanta, ha deposto ieri in videocollegamento da una località protetta davanti al tribunale di Firenze, nell'ambito del processo che vede imputato Salvatore Baiardo, l'ex gelataio di Omegna accusato di calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell'ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca.

Secondo quanto riferito in aula, nelle discussioni interne ai vertici di Cosa Nostra sarebbe circolata l'ipotesi di utilizzare le stragi del 1992 e del 1993 come strumento politico, facendole apparire come se fossero state suggerite dalla sinistra, con l'obiettivo di agevolare l'ingresso in politica di Silvio Berlusconi e la nascita di Forza Italia. Si tratta, stando alla ricostruzione del pentito, di un progetto rimasto allo stadio di ipotesi.

Il racconto in aula

Brusca ha spiegato che l'idea venne discussa con Leoluca Bagarella e che, per arrivare al fondatore di Forza Italia, l'organizzazione contattò Vittorio Mangano, storicamente legato alla famiglia di Arcore. Sempre secondo la deposizione, Mangano avrebbe poi riferito di aver avuto un contatto e di aver ricevuto un ringraziamento da Berlusconi, con la promessa di un aiuto imminente, passando eventualmente attraverso Marcello Dell'Utri o altri canali.

Il collaboratore ha però aggiunto che a Berlusconi fu inviata anche una minaccia velata: se non avesse dato una mano, sarebbero state messe altre bombe per metterlo politicamente in difficoltà. Interrogato dal pm Leopoldo De Gregorio, Brusca ha dichiarato di non sapere nulla di rapporti economici e patrimoniali antecedenti al 1993 e di aver appreso solo in seguito, in modo generico, di investimenti riconducibili all'imprenditore milanese. Ha inoltre affermato che le sue imprese pagavano il pizzo, senza però citare la Standa nel quartiere Brancaccio.

La reazione della famiglia

Alle dichiarazioni ha replicato duramente Barbara Berlusconi, figlia dell'ex premier, definendo intollerabili e ridicole le affermazioni di persone che si sono macchiate dei delitti più efferati e che oggi parlano da uomini liberi. La figlia del fondatore di Forza Italia ha denunciato che da oltre trent'anni si inseguono teoremi, suggestioni e sospetti alimentati dalle solite procure, mentre le prove continuano a mancare, sottolineando che il padre non può più difendersi e che sarà la famiglia a farlo ogni volta che sarà necessario.

Sulle stesse posizioni si è attestato il legale Giorgio Perroni, secondo cui l'inattendibilità delle dichiarazioni di Brusca su Dell'Utri e Berlusconi sarebbe già stata accertata in precedenti sentenze, dove le sue parole sono state scartate per fortissima ambiguità e contraddizioni con altri dati processuali, oltre che definite inconsistenti ai fini probatori.

Il contesto del processo

Perroni ha inoltre sostenuto che l'udienza fiorentina avrebbe trasformato di fatto il procedimento a carico di Baiardo in un processo a due persone mai imputate e impossibilitate a difendersi, in quello che ha definito un tentativo di confermare una vulgata falsa e assurda su presunti mandanti occulti delle stragi. Ha poi ricordato che il collaboratore è stato interrogato per ore pur avendo dichiarato sin dall'inizio di non aver mai visto né conosciuto l'imputato.

La deposizione si colloca nel procedimento che ruota attorno alle dichiarazioni dello stesso Baiardo, accusato di aver sostenuto e favorito l'ipotesi di un presunto patto stragista tra Cosa Nostra e la nascente Forza Italia.

Nel corso dell'audizione Brusca ha anche rievocato un episodio del 1995, quando, durante un incontro tra boss successivo all'arresto di Bagarella, Matteo Messina Denaro avrebbe riferito che Giuseppe Graviano aveva visto al polso di Berlusconi un orologio del valore di 500 milioni di lire, circostanza che il collaboratore ha detto di aver sentito per la prima volta in quella occasione.

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