Graviano accusa Berlusconi in aula, Forza Italia insorge: "Accanimento oltre la morte"
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Redazione Interno
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Giuseppe Graviano, boss di Brancaccio detenuto al 41 bis e condannato all'ergastolo per le stragi mafiose del 1993, è tornato a parlare dei presunti rapporti economici tra la sua famiglia e Silvio Berlusconi. Lo ha fatto in videocollegamento dal carcere di Cagliari, davanti al Tribunale di Firenze, dove è stato sentito come testimone nel processo a Salvatore Baiardo, l'uomo accusato di calunnia aggravata nei confronti di Massimo Giletti. Le sue dichiarazioni hanno immediatamente provocato una dura reazione politica e familiare.
Il racconto del boss e la "carta privata"
Secondo quanto riferito in aula, tra il 1969 e il 1970 il nonno del boss, Filippo Quartararo, insieme ad altri imprenditori palermitani, avrebbe costituito una società con Silvio Berlusconi per un investimento complessivo di 20 miliardi di lire. La quota attribuita al parente di Graviano sarebbe stata di 4-5 miliardi. Il racconto si fonda su una presunta scrittura privata, mai ritrovata, che avrebbe dovuto garantire agli investitori il 20 per cento dei profitti.
Graviano ha sostenuto di aver saputo dell'affare solo dopo la morte del padre, nel 1982, quando il nonno gli chiese di seguire la vicenda insieme al cugino Salvatore. Ha inoltre riferito di aver incontrato Berlusconi a Milano tra il 1982 e il 1983 e poi ancora nel dicembre 1993. Il suo legale, Antonio Sanvito, ha precisato che si sarebbe trattato di denaro lecito.
La reazione di Marina Berlusconi
La prima a intervenire è stata Marina Berlusconi, con una lettera inviata al quotidiano Il Giornale. La figlia del fondatore di Fininvest ha definito il procedimento "un monumento all'ipocrisia giudiziaria", sostenendo che "Baiardo, accusato di calunnia, è soltanto un pretesto: i veri imputati sono Silvio Berlusconi e, accanto a lui, Marcello Dell'Utri". Nel suo intervento ha parlato di "un feroce boss" che si sarebbe "travestito da pm" per rilanciare accuse prive di riscontro, ricordando che decenni di indagini non hanno mai prodotto prove sugli incontri e sui capitali menzionati da Graviano.
La presidente di Fininvest ha poi allargato il discorso al tema più generale dell'efficienza della giustizia, osservando come procedimenti di questo tipo assorbano risorse che potrebbero essere destinate alla sicurezza dei cittadini.
Forza Italia compatta sulla linea del complotto
La posizione espressa da Marina Berlusconi è stata fatta propria dall'intero gruppo dirigente di Forza Italia. Il vicepremier e segretario del partito Antonio Tajani si è detto "indignato per le accuse infamanti formulate senza contraddittorio", parlando di "un accanimento giudiziario che va addirittura oltre la morte". Il ministro degli Esteri ha poi aggiunto che è "ignobile" concedere ancora credito a insinuazioni che, a suo dire, sono state smentite in tutte le sedi.
La presidente dei senatori azzurri, Stefania Craxi, ha rincarato la dose sostenendo che "la storia non si riscrive con le dichiarazioni di uno stragista", mentre il presidente della Commissione Esteri e Difesa del Senato, Maurizio Gasparri, ha parlato di "uso politico della giustizia portato alle estreme conseguenze". Il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto ha infine ribadito la necessità di difendere la memoria del leader scomparso nel 2023.
Il processo e le contestazioni della difesa
Il procedimento fiorentino vede imputato Salvatore Baiardo, il gelataio di Omegna che negli anni Novanta favorì la latitanza dei fratelli Graviano. La difesa aveva sollevato un'eccezione di nullità riguardante circa quaranta pagine di verbali contenenti le dichiarazioni rese dal boss in fase di indagine, ma il collegio giudicante ha respinto l'istanza, giudicando ammissibile la documentazione. I legali di Baiardo hanno annunciato l'intenzione di impugnare l'ordinanza.
Nel corso della sua deposizione, Graviano ha anche definito "falsità" l'esistenza di una fotografia che lo ritrarrebbe insieme a Berlusconi e al generale dei carabinieri Delfino sul lago d'Orta, immagine al centro delle contestazioni a Baiardo. Il processo si avvia verso la conclusione: il prossimo 2 novembre i pubblici ministeri De Gregorio e Gestri presenteranno le loro richieste conclusive.
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