Graviano accusa Berlusconi: il nonno e la presunta società da 20 miliardi di lire
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Redazione Interno
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Giuseppe Graviano ha dichiarato al processo Baiardo di Firenze che suo nonno Filippo Quartararo avrebbe costituito una società con Silvio Berlusconi tra il 1969 e il 1970, sostenendo che nell’operazione sarebbero confluiti investimenti per circa 20 miliardi di lire dell’epoca. La dichiarazione è arrivata durante la deposizione del boss di Cosa nostra, detenuto al 41 bis e condannato all’ergastolo per le stragi mafiose, ascoltato in videocollegamento nell’ambito del procedimento che vede imputato Salvatore Baiardo per calunnia nei confronti di Massimo Giletti.
Le dichiarazioni in aula e il riferimento alla carta privata
Nel corso dell’udienza Graviano ha raccontato che il nonno avrebbe partecipato a un investimento insieme ad altri imprenditori palermitani, indicando in 4 o 5 miliardi di lire la quota attribuita a Quartararo e in 20 miliardi il valore complessivo dell’operazione. Il boss ha affermato di aver appreso questi elementi dopo la morte del padre, avvenuta nel 1982, quando il nonno gli avrebbe parlato dei presunti rapporti economici con l’imprenditore milanese.
Graviano ha anche richiamato l’esistenza di una presunta documentazione privata relativa agli accordi, definendola una “carta privata” della quale non avrebbe più indicato la collocazione. Nella stessa ricostruzione ha riferito di un incontro a Milano con Berlusconi, al quale avrebbero partecipato lui, il nonno e il cugino Salvo. Le circostanze raccontate in aula riguardano quindi una ricostruzione personale del boss, mentre gli elementi documentali citati nella deposizione sono rimasti al centro del confronto processuale.
Il processo a Salvatore Baiardo e il ruolo della deposizione
La testimonianza è stata resa nel procedimento che riguarda Salvatore Baiardo, il gelataio di Omegna già noto per aver favorito la latitanza dei fratelli Graviano negli anni Novanta e ora accusato di calunnia ai danni del giornalista Massimo Giletti. L’udienza di Firenze ha riportato l’attenzione sui presunti rapporti economici tra la famiglia Graviano e Berlusconi, tema già emerso in precedenti dichiarazioni del boss davanti alla magistratura.
Il nome di Baiardo era già comparso in relazione alla vicenda di una presunta fotografia che avrebbe ritratto Berlusconi insieme a Giuseppe Graviano e al generale dei carabinieri Francesco Delfino. Secondo le ricostruzioni emerse negli anni, l’immagine era stata indicata come elemento da verificare nell’ambito di accertamenti sui possibili mandanti occulti delle stragi del 1993, ma la sua esistenza non è stata confermata attraverso ritrovamenti ufficiali.
La reazione della famiglia Berlusconi
Le dichiarazioni del boss hanno provocato la reazione di Marina Berlusconi, che ha definito inattendibili le affermazioni rese in aula e ha contestato la ricostruzione proposta da Graviano. La figlia dell’ex presidente del Consiglio ha respinto il contenuto delle dichiarazioni riguardanti presunti rapporti societari e finanziari tra il nonno del boss e Berlusconi.
Nel dibattimento è stato affrontato il tema della verifica delle affermazioni rese dal testimone, anche alla luce del fatto che Graviano è un esponente di vertice di Cosa nostra condannato per le stragi mafiose del 1993.
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