Casucci avverte: "Monitorare la riforma Calderoli, a rischio comuni montani"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nuova legge sulla montagna, la cosiddetta riforma Calderoli, rischia di produrre, paradossalmente, l'effetto contrario a quello per cui è stata concepita, creando esclusioni e disuguaglianze territoriali invece di ridurle. Lo schema di decreto attuativo, che definisce i criteri altimetrici e di pendenza per la classificazione dei comuni, sta sollevando un fronte di protesta sempre più ampio, alimentato dalla paura di perdere risorse e identità. È quanto emerge con chiarezza dalle parole del politico, il quale, pur nella sua collocazione di forza di maggioranza, assume un ruolo di vigilanza critica verso un provvedimento che tocca nervi scoperti del Paese.

L'allarme per le esclusioni in provincia di Cuneo

Il caso più emblematico, al momento, è quello della provincia di Cuneo, dove lo schema governativo escluderebbe dall'elenco dei comuni montani diciassette realtà. Si tratta, per la precisione, di Bergolo, Bosia, Briaglia, Castino, Cigliè, Cortemilia, Costigliole Saluzzo, Envie, Lesegno, Manta, Perletto, Pianfei, Revello, Rocchetta Belbo, Saluzzo, Torre Bormida e Verzuolo. Una lista che, sebbene non definitiva, ha già il sapore amaro di una retrocessione, con tutte le conseguenze che ne possono derivare in termini di accesso a fondi e misure di sostegno. La provincia stessa si è schierata al fianco degli amministratori locali, denunciando un provvedimento considerato "fuori dalla realtà" e che minaccia di lasciare indietro intere comunità.

Il ruolo di sentinella e le azioni in corso

"Come forza della maggioranza di governo abbiamo il dovere di essere sentinelle dei territori più fragili", ha dichiarato il politico, sottolineando come la situazione richieda un monitoraggio attento e costante. L'obiettivo dichiarato è evitare che alcun comune montano, per un mero tecnicismo legato ai metri di altitudine o alla pendenza del territorio, venga privato delle tutele necessarie. Per questo, come ha spiegato, l'attivazione con i parlamentari di riferimento è già partita, con l'intento di lavorare a correttivi o integrazioni normative che possano scongiurare effetti distorsivi. La preoccupazione, del resto, non è confinata a una singola regione, ma riguarda tutte le cosiddette aree interne del Paese, spesso già svantaggiate da processi di spopolamento e marginalizzazione economica.

Una legge in divenire tra polemiche e incertezze

Il decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per la classificazione, previsto dall'articolo 2 della legge 131 del settembre 2025, si trova dunque in una fase delicatissima. Le polemiche che lo accompagnano rischiano di offuscarne le potenziali finalità positive, generando un clima di incertezza dannoso per la programmazione degli enti locali. Molti di essi, come nel caso di Revello, stanno seguendo l'iter con apprensione, consci che l'esito avrà un impatto concreto sulla capacità di amministrare e di progettare il futuro. La sfida, adesso, è dimostrare che l'ascolto delle istanze dal basso non sia una mera dichiarazione d'intenti, ma un metodo di lavoro concreto per affinare una normativa il cui perimetro è ancora in definizione.

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