Bitcoin nella trappola, tra deflussi record e liquidità in crisi
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Redazione Economia
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Il bitcoin, che solo poche settimane fa sembrava inarrestabile, si è ritrovato improvvisamente in una trappola di vendite. Venerdì 21 novembre, in meno di ventiquattr’ore, il suo valore è precipitato sotto la soglia psicologica dei 90.000 dollari, arrivando a toccare un minimo di 81.050 dollari e accumulando, nel frattempo, perdite superiori al dieci percento. Un’ecatombe che non ha risparmiato quasi nessuna altra criptovaluta, le quali hanno registrato cali analoghi se non addirittura più pesanti. Il risultato di questa emorragia, che ha prosciugato miliardi di capitalizzazione, è stato un market cap complessivo del settore sceso sotto i 3.000 miliardi di dollari, assestatosi infine intorno ai 2.900 miliardi.
Il confronto con i massimi storici
La caduta appare ancora più brusca se paragonata al recente trionfo. Era infatti il 6 ottobre quando la regina delle criptovalute aveva toccato il suo massimo di tutti i tempi, sfiorando i 126.080 dollari e alimentando le previsioni più ottimiste. Da quel picco, il prezzo ha perso circa il 43 per cento del suo valore, un dato che riflette una fuga generalizzata dagli asset considerati rischiosi. Tale fuga è stata guidata, in larga parte, dal raffreddamento delle aspettative sui tagli dei tassi di interesse statunitensi e da un percepibile peggioramento del sentiment degli investitori a livello globale.
I fattori alla base del crollo
Non esiste una causa univoca per spiegare una correzione di questa portata, essendo piuttosto l’effetto combinato di diversi elementi. Ai fattori macroeconomici si sono sommati quelli tecnici e fondamentali, creando una tempesta perfetta. Tra questi, spiccano i deflussi record dai fondi negoziati in borsa (ETF), che hanno sottratto ingenti quantità di liquidità dal mercato. La crisi di liquidità, a sua volta, ha esasperato la volatilità, costringendo molti trader con leva finanziaria a vendere in fretta le proprie posizioni per limitare le perdite. La chiusura di novembre, che si preannuncia con un calo del 23 per cento, risulta così la peggiore da giugno 2022.
La dinamica di una giornata critica
Nella specifica giornata di venerdì 21 novembre, il bitcoin è tornato in piena modalità “risk-off”. La criptovaluta è stata scambiata intorno agli 83.000 dollari, dopo essere brevemente scesa vicino agli 80.000 durante la notte. L’intera seduta è stata caratterizzata da movimenti ampi, con il prezzo che ha oscillato tra circa 80.500 e 88.000 dollari, un range che evidenzia l’aumentata instabilità. In questo contesto, si è assistito a una corsa all’uscita sia da parte dei piccoli investitori sia degli operatori istituzionali, i quali hanno contribuito ad alimentare il circolo vizioso delle vendite.




