Bitcoin cede sotto i 70.000 dollari tra deflussi da Etf e dati americani deludenti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Il quadro macroeconomico statunitense, caratterizzato da dati sul lavoro più deboli del previsto e da un clima di incertezza che ha investito anche i colossi tecnologici, ha spinto gli investitori verso asset tradizionali considerati più sicuri, innescando una correzione significativa nel mercato delle criptovalute. Bitcoin, la regina delle valute digitali, ha infatti perso il supporto psicologico dei 70.000 dollari, registrando la sua peggiore performance settimanale dal 2022, un arretramento che ha riportato il prezzo anche sotto la soglia dei 65.000 dollari e che ha fatto parlare di segnali di capitolazione da parte di alcuni trader. La flessione, particolarmente accentuata nella sessione di giovedì 5 febbraio, è stata alimentata da un duplice fattore: da un lato, l’aumento inatteso delle nuove richieste di sussidio di disoccupazione, salite da 209.000 a 231.000 unità nell’arco di una settimana, e dall’altro, le preoccupazioni per gli ingenti piani di spesa in intelligenza artificiale annunciati dalle big tech, che hanno sollevato dubbi sulla loro redditività futura.
Il contesto di vendita generalizzato
Questi elementi, presi insieme, hanno creato un ambiente di rischio-avversione che ha travolto anche il settore crypto, il quale stava vivendo un periodo di euforia trainato dall’approvazione degli Exchange-Traded Fund spot negli Stati Uniti. Tuttavia, il vento sembra essere cambiato, e i flussi in entrata che avevano sostenuto la rally hanno lasciato il posto a consistenti deflussi. La dinamica, per molti versi, appare come una classica presa di beneficio dopo un rally prolungato, accelerata però da dati macro che hanno offuscato le prospettive di un allentamento immediato della politica monetaria da parte della Federal Reserve. Non è un caso, d’altronde, che la correzione sia coincisa con la pubblicazione di risultati societari che, pur solidi in termini di ricavi, hanno a volte deluso le aspettative per azione, contribuendo a raffreddare gli animi.
Le teorie sul sell-off improvviso
Proprio la repentinità del movimento di vendita, che in un solo giorno ha bruciato oltre il 14% del valore di Bitcoin senza un catalizzatore di mercato immediatamente identificabile, ha alimentato diverse ipotesi tra gli operatori. Sul social network X, ad esempio, sta circolando una tesi che prova a ricostruire le cause del sell-off, suggerendo una concatenazione di eventi tecnici e di liquidazioni forzate di posizioni leverage. Sebbene non vi sia una verità univoca, molti analisti concordano sul fatto che il mercato, dopo aver toccato massimi storici vicini ai 125.000 dollari lo scorso ottobre, fosse estremamente gonfio e vulnerabile a qualsiasi scossa, come dimostra la velocità con cui si sono esauriti gli acquisti.
La situazione attuale e le prospettive
Ora l’attenzione è tutta sulla capacità di Bitcoin di stabilizzarsi e di trovare un nuovo equilibrio, in un panorama finanziario globale che rimane volatile e sensibile alle notizie provenienti da Washington e Wall Street. La debolezza di breve periodo è evidente, e il sentimento tra gli investitori istituzionali e retail appare chiaramente scosso. Rimane il fatto che le criptovalute, come dimostrato ampiamente in passato, sono asset estremamente ciclici, e fasi di contrazione violenta fanno parte della loro storia. La differenza, oggi, è che il mercato è molto più maturo e interconnesso con la finanza tradizionale, motivo per cui le reazioni ai dati macroeconomici possono essere più immediate e drammatiche.




