Bitcoin affronta una brusca flessione mentre i deflussi dagli ETF e le attese sulla Fed pesano sul mercato
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Redazione Economia
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Una brusca ondata ribassista, delle ultime ore, ha spinto il prezzo di Bitcoin verso livelli che non si vedevano da mesi, facendo scendere il valore della principale criptovaluta fino a toccare, in alcuni scambi, la soglia dei 76.000 dollari. Un movimento che, per molti analisti, sembra aver sancito la rottura di alcuni supporti tecnici chiave, modificando in negativo la struttura di breve termine del mercato. La discesa, che ha portato con sé l’intero comparto delle valute digitali, ha eraso in poche sedute miliardi di dollari di capitalizzazione, ponendo fine a quella relativa fase di stabilizzazione che aveva caratterizzato l’avvio del nuovo anno.
La pressione combinata dei fattori fondamentali
All’origine del crollo, che ha visto Bitcoin bucare anche la soglia psicologica degli 80.000 dollari per spingersi ben al di sotto, convergono diversi elementi di pressione. Tra questi, hanno giocato un ruolo di primo piano i deflussi netti registrati dai fondi negoziati in borsa (ETF) statunitensi, i quali, dopo un periodo di afflussi consistenti, hanno invertito la tendenza sottraendo liquidità al sistema. A questo fattore si sono sommate, e non certo in modo secondario, le attese per un possibile cambio di rotta della Federal Reserve, la quale, sotto la presidenza di Donald Trump, potrebbe adottare una politica monetaria più restrittiva di quanto il mercato avesse precedentemente scontato. Una simile eventualità, unita alla pubblicazione di dati macroeconomici americani più robusti del previsto, ha progressivamente eroso l’appetito per il rischio degli investitori, spingendo molti a ridurre le esposizioni più speculative.
La lettura tecnica del movimento ribassista
Dal punto di vista dell’analisi grafica, il quadro apparirebbe quindi compromesso, con i principali indicatori direzionali che si sono posizionati su segnali short. La rottura dei livelli di supporto ha aperto la strada, secondo gli esperti, a possibili ulteriori cedimenti, i cui primi target sono individuati nell’area compresa tra i 74.500 e i 74.350 dollari. Qualora la discesa dovesse proseguire senza intoppi, un secondo obiettivo si troverebbe molto più in basso, attorno alla fascia dei 70.500-70.000 dollari. Non tutti gli strumenti di analisi, tuttavia, dipingono uno scenario totalmente privo di speranze: alcuni oscillatori a reazione più rapida segnalano infatti una condizione di ipervenduto piuttosto pronunciata, la quale, storicamente, può precedere e favorire dei tentativi di rimbalzo tecnico, sebbene al momento privi della forza necessaria per invertire stabilmente la tendenza.
Il contesto più ampio e i segnali da monitorare
Il mese di gennaio, che si sta per chiudere, passerà quindi in rosso per Bitcoin, con un calo che si aggira intorno al 4,3 per cento, vanificando le speranze di un avvio d’anno più solido che erano circolate nelle prime due settimane. La forte contrazione dei prezzi, che si è manifestata in modo generalizzato giovedì scorso, ha riportato la quotazione attuale attorno agli 83.600 dollari, un livello che rimane comunque al di sotto dei massimi recenti. Qualche osservatore segnala, sulle candele giornaliere, la possibile formazione di pattern di inversione minori, come il cosiddetto “martello”, la cui efficacia sarà tuttavia verificabile solo nei prossimi giorni, in base alla capacità del mercato di riconquistare terreno. L’outlook di medio termine, nonostante tutto, viene descritto da alcune parti come ancora cautamente costruttivo, ma la stabilità futura dipenderà largamente dall’evoluzione dei flussi negli ETF e, soprattutto, dalle decisioni che verranno prese in materia di politica monetaria.




