Addio timbri, l'Europa scheda i viaggiatori con l'Entry-Exit System
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Redazione Esteri
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Dimenticare il classico timbro cartaceo, che per anni ha segnato l'attraversamento delle frontiere, non è più solo un'ipotesi ma una realtà concreta. Da domenica 12 ottobre, dopo tre anni di rinvii causati da intoppi tecnici e da un acceso dibattito sulla tutela dei dati personali, entra infatti in vigore l'Entry-Exit System, un apparato digitale destinato a rivoluzionare il modo di viaggiare per i cittadini di Paesi extra-Schengen. Questo sistema, integrato nei ventinove Stati aderenti all'area di libera circolazione, che comprendono quelli dell'Unione Europea più Islanda, Norvegia, Svizzera e Liechtenstein, registra gli spostamenti in maniera elettronica, sostituendo definitivamente l'annotazione manuale.
Come funziona il nuovo sistema di controllo
Il cuore della trasformazione risiede nella raccolta di informazioni biometriche, le quali – come è noto – costituiscono l’insieme delle caratteristiche fisiche uniche per ogni individuo. I viaggiatori, che siano soggetti all'obbligo del visto o esenti da esso, dovranno pertanto sottoporsi alla rilevazione delle impronte digitali e a una scansione del volto; alcuni parlano anche della possibilità di acquisire l’iride, sebbene questa rimanga per il momento un'eventualità non primaria. Tutti questi dati, unitamente a quelli anagrafici e a quelli contenuti nel passaporto, confluiranno in un archivio digitale centralizzato, il cui accesso è riservato alle autorità di frontiera e alle forze di polizia – con le dovute limitazioni – per finalità di controllo dell'immigrazione e di sicurezza.
Le implicazioni per la privacy e la sicurezza
L’implementazione di un simile database, che tiene traccia di ogni ingresso e uscita calcolando automaticamente la durata del soggiorno legale, solleva non poche perplessità tra i garanti della privacy. Essi mettono in guardia dai rischi connessi alla conservazione di un così vasto insieme di informazioni sensibili, temendo potenziali abusi o violazioni dei dati. D’altra parte, le istituzioni europee ribadiscono che l'Ees rappresenta uno strumento fondamentale per contrastare l'immigrazione irregolare e identificare coloro che superano il periodo di permanenza consentito, un fenomeno – quest'ultimo – che ha assunto proporzioni rilevanti negli ultimi tempi. Il sistema, del resto, è progettato per segnalare automaticamente i casi di sovrapposizione, rendendo più efficiente l'azione delle autorità.
L'impatto pratico sui viaggiatori
Chi si recherà in Europa per brevi soggiorni, quindi per un periodo non superiore a novanta giorni ogni semestre, sperimenterà una procedura di frontiera inevitabilmente più lunga nella sua fase iniziale. Il primo attraversamento richiederà infatti qualche minuto in più per la registrazione dei dati biometrici, un tempo che però – assicurano i responsabili – si ridurrà sensibilmente nei viaggi successivi, quando basterà un rapido riconoscimento facciale o la lettura delle impronte per sbloccare la barriera. Una novità, questa, che si applica sia agli aeroporti sia ai valichi di terra e di mare, uniformando le procedure in tutto lo spazio Schengen e segnando il definitivo abbandono di un'era, quella dei timbri cartacei, ormai superata dalla tecnologia.




