Addio ai timbri sul passaporto, per entrare in Europa ora si parte dai dati biometrici

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È una rivoluzione silenziosa, che si consuma nei varchi vetrati degli aeroporti e nei valichi di terra e di mare, dove il gesto secolare dell’agente che timbra il passaporto – quel colpo secco, quasi rituale – cede il passo a un sensore ottico e a uno scanner per impronte. Da ieri, infatti, il nuovo sistema automatizzato di ingressi e uscite, noto con l’acronimo Ees (Entry/Exit System), è pienamente operativo su tutto il territorio Schengen, dopo una fase di sperimentazione avviata nello scorso ottobre. E cambia radicalmente l’esperienza di chi arriva da Paesi extra-Unione europea, compreso il Regno Unito, che pure non fa più parte dell’architettura comunitaria ma i cui cittadini sono ora soggetti a questa procedura. L’addio ai timbri manuali non è solo una questione estetica o burocratica: rappresenta il più avanzato tentativo di digitalizzare e centralizzare il controllo delle frontiere esterne del continente.

Come funziona il nuovo sistema di controllo biometrico

L’Ees, lo si legge nei documenti tecnici della Commissione, non si limita a registrare la data e il luogo di ingresso. Acquisisce dati biografici – nome, cognome, data di nascita – ma soprattutto dati biometrici: le impronte digitali e la scansione del volto del viaggiatore, elementi che vengono incrociati con un database centrale. Ogni attraversamento, in entrata o in uscita, viene tracciato digitalmente, e il sistema calcola automaticamente la durata del soggiorno consentito, che per i cittadini extra-Ue è fissata a un massimo di 90 giorni nell’arco di 180. Chi oltrepassa questo limite, cosa che prima poteva passare inosservata con una semplice occhiata ai timbri, viene immediatamente segnalato. Ma non solo: la banca dati centralizzata permette di individuare con maggiore efficacia casi di furto d’identità o di falsificazione documentale, due piaghe che i vecchi controlli analogici faticavano a contrastare.

Le implicazioni operative per i viaggiatori e le frontiere

Per chi arriva in Europa da Paesi terzi, la differenza si avverte subito, soprattutto in aeroporto. Addio alla fila davanti al banco dell’agente di polizia che sfoglia il passaporto e cerca l’ultimo timbro disponibile. Ora il viaggiatore viene indirizzato verso un totem self-service – o a un tornello presidiato – dove deve appoggiare le dita e guardare una telecamera. La procedura, a regime, dovrebbe durare meno di un minuto, ma non mancano le preoccupazioni per i tempi di attesa nelle prime settimane di piena operatività. Il sistema, definito dal commissario agli affari interni e alla migrazione Magnus Brunner come “il sistema informatico di controllo delle frontiere più avanzato al mondo”, fornisce una panoramica in tempo reale di tutti gli attraversamenti. I dati non vengono più dispersi su pagine di passaporto, ma confluiscono in un unico archivio digitale accessibile dalle autorità di tutti i 29 Paesi aderenti (Schengen più alcuni associati).

Dalla cronaca nera alle inchieste giudiziarie: il valore investigativo

Non si tratta solo di un tema di turismo o di migrazione regolare. Gli investigatori europei guardano con grande interesse a questo nuovo strumento, soprattutto in relazione ai reati transfrontalieri e alla criminalità organizzata. In passato, molte inchieste giudiziarie hanno dovuto fare i conti con i limiti dei timbri manuali: facilmente falsificabili, soggetti a usura, e difficili da verificare in tempo reale da parte di polizie diverse. L’Ees, al contrario, crea una traccia biometrica che lega indissolubilmente il viaggiatore al suo passaggio. Per i casi di cronaca nera che coinvolgono cittadini extra-Ue – sfruttamento, tratta di esseri umani, o reati violenti – gli inquirenti potranno ora risalire con certezza alla presenza di un soggetto sul territorio, e incrociare questi dati con quelli di altre banche dati nazionali. Nessun dettaglio esplicito sulle modalità di rilevazione, ma gli sviluppi giudiziari degli prossimi anni diranno quanto questo salto tecnologico inciderà sulle indagini.

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