Gas oltre 81 euro al Ttf di Amsterdam: tensioni in Medio Oriente e nuove regole australiane spingono i prezzi
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Redazione Economia
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Il prezzo del gas naturale in Europa ha superato la soglia degli 81 euro per megawattora sul mercato Ttf di Amsterdam, il principale punto di riferimento per le quotazioni del metano nel continente. Nella seduta del 10 settembre, i contratti future con consegna a ottobre hanno registrato un rialzo di circa il 3%, attestandosi a 81,7 euro al MWh, con un picco intraday toccato a 83 euro. Si tratta dei livelli più elevati da dicembre 2022, quando l'Europa affrontava le fasi più acute della crisi energetica seguita all'invasione russa dell'Ucraina.
Le cause della nuova impennata
A spingere al rialzo le quotazioni concorrono due fattori principali. Da un lato, la recrudescenza delle tensioni in Medio Oriente. Le forze Houthi hanno conquistato la città portuale yemenita di Mocha, situata a circa 75 chilometri dallo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il transito di petrolio e gas liquefatto. Il controllo del porto da parte del gruppo armato filo-iraniano minaccia di fatto la navigazione attraverso il Mar Rosso e il Golfo di Aden, con ripercussioni dirette sulle rotte commerciali energetiche.
Sul fronte opposto, gli Stati Uniti hanno intensificato le operazioni militari contro l'Iran. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di essere "pronto in qualsiasi momento" a colpire nuovamente obiettivi iraniani, dopo che l'esercito americano ha condotto una serie di attacchi contro installazioni dell'Guardia rivoluzionaria islamica nelle regioni meridionali dell'Iran.
Le preoccupazioni per la sicurezza dello stretto di Hormuz, attraverso cui transita una quota rilevante del gas naturale liquefatto destinato ai mercati asiatici ed europei, contribuiscono a mantenere alta la pressione sui prezzi.
Il nodo delle scorte europee
A rendere il quadro più fragile concorre lo stato degli stoccaggi nel Vecchio Continente. Secondo i dati di Gas Infrastructure Europe, al 8 settembre le riserve dell'Unione Europea risultavano piene al 67,1%, un livello nettamente inferiore alla media degli ultimi anni per questo periodo. L'Italia mantiene il primato continentale per volumi stoccati, con un tasso di riempimento dell'84,06%, in calo rispetto all'89,68% registrato nello stesso periodo del 2025. Il distacco dalla media UE resta comunque significativo, pari a circa 17 punti percentuali.
La carenza di scorte lascia il mercato energetico esposto a possibili shock in vista della stagione invernale. Gli analisti di ING Think, nel report pubblicato il 10 settembre, hanno evidenziato come il margine di sicurezza dell'Europa sia ormai sottile e come il differenziale tra il prezzo del gas europeo e quello asiatico si stia ampliando, rendendo il continente più vulnerabile alla competizione per i carichi di gas naturale liquefatto.
La mossa dell'Australia
Sul versante dell'offerta, l'Australia ha presentato una bozza di riforma che allenta i vincoli sulle esportazioni di gas liquefatto. Il testo, denominato Domestic Gas Reservation Exposure Draft, prevede che gli esportatori riservino al mercato interno fino al 20% della produzione, con una soglia flessibile determinata dal regolatore energetico australiano anziché un obbligo fisso. Il meccanismo entrerà in vigore dal 1° gennaio 2028, con l'obiettivo dichiarato dal governo di garantire un surplus strutturale pari al 110% della domanda stimata per il mercato orientale del Paese.
La misura interessa principalmente i tre progetti di esportazione di Gnl operati da Origin Energy, Shell e Santos sulla costa orientale australiana. L'associazione di categoria Australian Energy Producers ha accolto con favore l'ammorbidimento della norma, pur segnalando il rischio che un eccesso di offerta sul mercato domestico possa disincentivare nuovi investimenti nell'esplorazione e nella produzione.
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