Il blitz dei Nas nelle mense ospedaliere svela irregolarità in quasi la metà delle strutture
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Redazione Interno
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L’ispezione straordinaria avviata dai Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri ha prodotto un bilancio che, per l’evidenza numerica, impone una riflessione sull’intero sistema della ristorazione in ambito sanitario. Dei 558 controlli eseguiti capillarmente sul territorio nazionale, il dato ufficiale parla di irregolarità riscontrate nel 42,7 per cento dei casi, una percentuale che si traduce in 238 strutture finite nel mirino degli inquirenti. Tra queste, 525 operano nel comparto della ristorazione collettiva, mentre le restanti 31 afferiscono direttamente alla gestione interna delle aziende sanitarie. Un dato, quest’ultimo, che suggerisce come la criticità non sia circoscritta ai soli servizi esternalizzati, ma tocchi anche gli spazi amministrati in via diretta dal servizio pubblico.
L’episodio che ha fatto scattare le verifiche
A catalizzare l’attenzione, nel corso di questa attività di controllo, è stato il caso della mensa dell’ospedale civile di Iseo, nel Bresciano, dove i militari hanno disposto la chiusura immediata del servizio. Le verifiche, condotte secondo i protocolli igienico-sanitari previsti per la sicurezza alimentare, avrebbero evidenziato uno scenario complesso: la cucina, situata nel seminterrato della struttura, presentava problemi legati alla presenza di acqua sporca sul pavimento e alla proliferazione di insetti. A complicare ulteriormente il quadro, i danni a un tubo avrebbero compromesso le condizioni generali dell’ambiente, rendendo necessario un intervento radicale. L’Asst di Franciacorta, l’azienda sociosanitaria territoriale che gestisce il nosocomio, ha già predisposto il trasferimento dei pasti – sia per i pazienti che per gli operatori – provenienti dall’ospedale di Chiari, la cui mensa, al termine degli stessi accertamenti, è risultata pienamente conforme ai requisiti di legge.
La reazione delle imprese del settore
Di fronte a un quadro di irregolarità che interessa quasi una struttura su due, è arrivata la presa di posizione di Anir Confindustria, l’associazione che rappresenta le imprese della ristorazione collettiva. In una nota diffusa dopo la pubblicazione dei dati, l’organismo ha voluto innanzitutto sottolineare il valore dei controlli, definendoli uno strumento essenziale di tutela per la salute pubblica. Tuttavia, il messaggio principale dell’associazione mira a distinguere le diverse sfere di responsabilità: molte delle criticità riscontrate, si legge nella nota, hanno natura amministrativa e riguardano aspetti infrastrutturali – come le condizioni di cucine, depositi, attrezzature e percorsi operativi – che sfuggono al controllo diretto delle imprese affidatarie. Un passaggio, questo, che getta luce su un nodo strutturale: la manutenzione ordinaria e straordinaria, così come gli investimenti necessari per adeguare gli spazi, richiederebbero una regia più incisiva da parte delle aziende sanitarie e delle stazioni appaltanti, spesso chiamate a gestire concessioni senza disporre di locali sempre all’altezza degli standard.
Un’indagine che distingue tra gestione e infrastruttura
L’operazione dei Nas, nell’articolarsi tra le 558 strutture ispezionate, ha dunque restituito un mosaico composito dove, accanto a violazioni dirette sulle procedure di somministrazione, emergono questioni legate all’usura degli impianti e alla vetustà degli edifici. In alcuni casi le inadempienze sono state risolte immediatamente con provvedimenti di chiusura temporanea, come accaduto a Iseo; in altri, le carenze strutturali emerse hanno innescato procedimenti amministrativi che coinvolgono non i singoli gestori ma gli enti proprietari degli immobili. Un approccio analitico, quello degli investigatori, che ha permesso di fotografare una realtà in cui l’efficienza del servizio al paziente e al personale finisce spesso per scontrarsi con la fragilità di spazi fisici che non sempre ricevono la manutenzione necessaria. Con oltre due terzi delle strutture sanitarie controllate che hanno ricevuto prescrizioni o sanzioni, resta sul tavolo la necessità di un coordinamento più stretto tra chi eroga il servizio in cucina e chi è preposto alla conservazione e all’adeguamento delle mura che quelle cucine le contengono.




