Controlli Nas nelle mense ospedaliere, irregolarità nel 42,7% delle strutture ispezionate
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Redazione Interno
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Il dato, reso noto nella giornata di ieri dal comando dei Carabinieri per la Tutela della Salute, fotografa una realtà che interessa poco meno della metà dei punti di ristorazione analizzati: il 42,7% delle mense controllate – ovvero 238 strutture su un totale di 558 – ha presentato criticità più o meno rilevanti sotto il profilo igienico-sanitario e della sicurezza alimentare. L’operazione, condotta tra il 19 febbraio e il 22 marzo, si è concentrata su 525 realtà operative nella ristorazione collettiva e su 31 strutture afferenti direttamente all’ambito sanitario, con l’obiettivo dichiarato di verificare le condizioni in cui vengono preparati e somministrati i pasti destinati ai pazienti. Un’attività straordinaria che, per la sua capillarità e per la tempistica ristretta in cui è stata eseguita, restituisce un campione significativo delle criticità presenti in un settore, quello della ristorazione ospedaliera, considerato particolarmente sensibile proprio per la fragilità dei soggetti cui si rivolge.
L’esito delle ispezioni tra sanzioni e violazioni amministrative
Le verifiche dei Nas hanno portato all’adozione di provvedimenti immediati laddove sono emerse le irregolarità; queste ultime, va detto, hanno riguardato prevalentemente aspetti legati alla conservazione degli alimenti, alla pulizia degli ambienti di lavoro e alla tracciabilità delle materie prime. Nel dettaglio, i militari hanno riscontrato carenze nei protocolli di autocontrollo – quelli che le strutture sono tenute a predisporre per garantire standard costanti – e, in alcuni casi, condizioni strutturali non conformi alle normative vigenti. Non si è trattato, in buona sostanza, di episodi sporadici, ma di una tendenza emersa trasversalmente sul territorio nazionale, sebbene con differenti livelli di gravità. Gli accertamenti, che hanno coinvolto sia aziende pubbliche che private, hanno acceso i riflettori su un nodo cruciale: la gestione del servizio mensa in un contesto, quello sanitario, dove il pasto rappresenta non solo un momento di nutrizione ma parte integrante del percorso di cura.
La reazione della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere
A commentare i numeri della campagna dei carabinieri è stato Giuseppe Quintavalle, presidente della Federazione delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso), il quale ha sottolineato come la ristorazione ospedaliera – e qui si coglie il senso della sua riflessione – richieda standard elevati di sicurezza, qualità e affidabilità. Quintavalle, nel prendere atto dell’esito dei controlli, ha rimarcato l’importanza di attività ispettive così strutturate, definendole strumenti essenziali per verificare l’operato e, laddove necessario, correggere tempestivamente eventuali criticità. Le sue parole, diffuse in una nota ufficiale, hanno insistito sul valore di questi accertamenti come leva per rafforzare la qualità del servizio, tanto a tutela dei pazienti quanto a sostegno del personale che quotidianamente opera in prima linea all’interno delle strutture sanitarie. Una posizione, quella della Fiaso, che non si è limitata a prendere atto dei rilievi, ma ha aperto alla necessità di un costante lavoro di affinamento delle procedure interne.
Il quadro nazionale e i numeri dell’operazione straordinaria
L’operazione ha coperto l’intero arco nazionale, toccando ospedali pubblici e privati, case di cura e centri di riabilitazione. In una regione come il Molise, per citare una delle realtà incluse nel campione, sono state eseguite quindici ispezioni mirate, confermando l’approccio metodologico dei Nas: non una serie di verifiche a campione, ma un controllo sistematico pensato per restituire una fotografia realistica dello stato dell’arte. I numeri complessivi parlano chiaro: delle 558 strutture controllate – un numero che di per sé testimonia l’ampiezza dell’impegno profuso in poco più di un mese – 238 hanno ricevuto contestazioni. Un dato, quello delle irregolarità, che sfiora la metà degli esami effettuati e che ha spinto i vertici dei carabinieri a sottolineare l’importanza di mantenere alta la soglia di attenzione su un servizio, quello delle mense, spesso considerato un capitolo secondario nella gestione complessiva del sistema sanitario. Le verifiche, come spesso accade in queste operazioni, hanno riguardato sia i reparti di cucina interna sia i servizi di ristorazione esternalizzati, modelli gestionali che si alternano nelle diverse realtà ospedaliere.




