Blitz dei Nas nelle mense ospedaliere, irregolarità in quasi la metà delle strutture controllate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’operazione straordinaria condotta dai Carabinieri per la Tutela della Salute, un’attività ispettiva che si è protratta per oltre un mese tra febbraio e marzo, ha restituito un quadro allarmante per quanto riguarda la sicurezza alimentare nei luoghi di cura. I numeri parlano chiaro: su 558 strutture passate al setaccio sull’intero territorio nazionale – un campione che includeva 525 realtà operative nella ristorazione collettiva e 31 direttamente afferenti al settore sanitario – ben 238 hanno presentato profili di non conformità. Tradotto in percentuale, significa che il 42,7% delle mense ospedaliere e dei servizi di ristorazione destinati ai pazienti non rispetta gli standard imposti dalla legge, un dato che ha spinto i militari a intervenire con particolare rigore laddove le criticità erano più evidenti.

Le irregolarità riscontrate dai Nuclei Antisofisticazioni spaziano dalle carenze igienico-sanitarie più gravi, come la presenza di insetti nei depositi di derrate alimentari, a problematiche legate alla conservazione dei cibi e alla manutenzione strutturale degli ambienti. In molti casi, come emerso dagli accertamenti, le procedure di autocontrollo (HACCP) risultavano inadeguate o del tutto assenti, una negligenza che in contesti frequentati da soggetti vulnerabili assume una rilevanza particolare. Tra gli interventi più eclatanti vi è stata la sospensione immediata dell’attività della mensa dell’ospedale di Iseo, nel Bresciano, dove i carabinieri hanno documentato non solo gravi carenze igienico-sanitarie ma anche un’infestazione da insetti. La struttura, gestita da una società con sede a Roma destinataria di una sanzione di diverse migliaia di euro, è stata chiusa dall’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Franciacorta, la quale ha assicurato la continuità del servizio ai degenti attingendo ai pasti provenienti dal vicino ospedale di Chiari.

Infestazioni, cibo scaduto e carenze strutturali in tutta Italia

L’ispezione a tappeto ha portato alla luce scenari simili anche in altre regioni, confermando la trasversalità del fenomeno. A Napoli, nel capoluogo campano, i militari hanno eseguito 51 ispezioni concentrandosi sulle strutture pubbliche e private accreditate; in un deposito alimenti dell’ospedale Cardarelli è stata trovata la presenza di formiche, mentre all’ospedale Maresca di Torre del Greco sono stati sequestrati 20 chilogrammi di prodotti scaduti. Le sanzioni amministrative comminate nel Napoletano hanno già superato i 15mila euro, segno di una volontà repressiva che non si è limitata alle sole contestazioni verbali.

Spostando lo sguardo verso il Sud Italia, la situazione non appare migliore. A Taranto, i controlli hanno portato all’interdizione della produzione di pasti specifici destinati ai celiaci, un provvedimento reso necessario dall’assenza di spazi e attrezzature dedicate oltre che da evidenti carenze igienico-strutturali. In Sicilia, invece, il caso più eclatante si è verificato a Catania, dove i Carabinieri hanno denunciato il responsabile della preparazione dei pasti all’Autorità Giudiziaria dopo aver sequestrato circa 60 chilogrammi di alimenti in cattivo stato di conservazione.

Particolarmente significativi sono stati i rilievi effettuati nel triangolo tra Salerno, Avellino e Benevento, dove su 22 strutture ispezionate ben 18 sono risultate irregolari (un tasso di non conformità che tocca l’82%). In quei contesti, le analisi di laboratorio hanno rivelato una carica batterica non soddisfacente (enterobatteri e coliformi) sui vassoi destinati alla distribuzione dei pasti, imponendo la revisione immediata dei protocolli di sanificazione. In una casa di cura della Valle del Sabato, in provincia di Avellino, gli ispettori hanno riscontrato l’assenza della Scia e delle autorizzazioni sanitarie per la produzione pasti, in un quadro di gravi carenze strutturali che ha portato a sanzioni per migliaia di euro.

Le conseguenze giudiziarie e amministrative per gli operatori

Il bilancio complessivo dell’operazione non si limita alle mere contestazioni amministrative. I provvedimenti adottati dai Nas sono stati diversificati in base alla gravità delle violazioni: dove sussisteva un pericolo immediato per la salute pubblica, si è proceduto con la sospensione immediata delle attività o l’interdizione di specifiche linee produttive. In molti altri casi, invece, sono scattate sanzioni pecuniarie, prescrizioni correttive e, in situazioni di particolare gravità, denunce all’Autorità Giudiziaria per i responsabili. Questo approccio dimostra come la campagna straordinaria voluta dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute miri non solo a reprimere le condotte illecite ma anche a stimolare un adeguamento strutturale degli standard qualitativi.

Le criticità riscontrate hanno riguardato anche aspetti logistici di base, come il malfunzionamento dei sistemi di aspirazione, lavastoviglie guaste e persino l’assenza di spogliatoi per il personale addetto alla manipolazione dei cibi, elementi che contribuiscono a creare un ambiente favorevole alla contaminazione. A Parma, per esempio, le ispezioni hanno accertato diffuse carenze igienico-strutturali nei locali adibiti al deposito delle bevande, un problema che, seppur apparentemente minore, rivela una scarsa attenzione generale alla manutenzione degli ambienti.

L’estensione dei controlli e il ruolo della vigilanza interna

L’operazione dei Nas, condotta in un arco temporale che va dal 19 febbraio al 22 marzo, ha riguardato un numero considerevole di strutture sanitarie distribuite in modo capillare su tutto il territorio nazionale. Sebbene il Molise non sia stato risparmiato con 15 ispezioni eseguite tra ospedali pubblici e privati, case di cura e centri di riabilitazione, il dato più rilevante resta quello nazionale: oltre quattro strutture su dieci non erano in regola. Questo risultato ha acceso i riflettori non solo sulla condotta dei gestori esterni (che spesso si occupano della ristorazione collettiva) ma anche sulla capacità delle singole aziende sanitarie di esercitare un controllo efficace sui propri fornitori.

In risposta a questi accertamenti, alcuni enti ospedalieri hanno già avviato tavoli tecnici con le società appaltatrici per individuare soluzioni rapide, come nel caso dell’ospedale di Iseo, dove la dirigenza ha incontrato il gestore per definire le modalità di ripristino del servizio. Rimane comunque evidente, alla luce dei numeri diffusi nelle ultime ore, come la fragilità del sistema sia legata a una gestione che spesso sottovaluta l’importanza di protocolli rigidi di autocontrollo, un aspetto su cui l’Arma ha deciso di puntare con decisione per tutelare la salute dei pazienti, la categoria più esposta ai rischi di una cattiva conservazione o preparazione degli alimenti.

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