Roma, il blitz da Cavalletti e Ricci allarga la rete: tre arresti e nuove verifiche sulle catene “Buono come il pane”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non solo i lampadari di viale Parioli, quelli del bar Cavalletti che per anni hanno illuminato tavolini e vetrine patinate, ma anche i banconi dei negozi di alimentari della catena Ricci e i due punti vendita “Buono come il pane” – quelli di Montesacro e Porta di Roma, per intenderci – sono finiti nel mirino degli inquirenti. L’operazione, che giovedì ha visto mobilitati carabinieri e Guardia di Finanza su delega del procuratore aggiunto Giovanni Conzo, ha portato a tre arresti e a diverse denunce, allargando di fatto il perimetro di un’indagine già scoppiata il 30 marzo scorso. Quel primo controllo, va ricordato, aveva già fatto scattare la chiusura temporanea del celebre bar pasticceria di viale Parioli, dove gli investigatori avevano trovato un allaccio irregolare alla rete elettrica e idrica, alimenti scaduti e operai in nero impegnati in lavori di ristrutturazione.

Il nuovo blitz e i reati contestati

Dalle verifiche più recenti – condotte con il supporto dei tecnici di Areti, di Acea e degli ispettori dell’Ispettorato del Lavoro – è emerso un quadro che la procura di Roma ha ritenuto grave al punto da richiedere misure cautelari. Tre le persone finite in manette per furto di energia elettrica: si tratta di Rita Delle Fave e Brunella Desideri, ora detenute a Rebibbia, e di Cristina Gigli, moglie di Cristian Delle Fave, ai domiciliari. Accanto a loro, una manciata di denunce per truffa completa il quadro accusatorio, che al momento non riguarda solo i singoli esercizi ma l’intera galassia commerciale riconducibile alla famiglia Delle Fave. Dieci, complessivamente, i locali che hanno ricevuto un provvedimento di chiusura, oltre a una multa che sfiora i 272mila euro.

Dalle vetrine ai verbali, il terremoto nell’impero dei dolci

Quello che appariva come un piccolo impero del gusto – una holding di fatto che lega marchi noti ai romani come “Cavalletti”, “Ricci” e appunto “Buono come il pane” – si trova ora al centro di una inchiesta che ne sta smontando pezzo per pezzo la facciata. I militari, insieme ai tecnici delle società energetiche e agli ispettori, stanno passando al setaccio ogni documento e ogni contatore, cercando di ricostruire la reale portata degli allacci abusivi. Non si esclude, sulla base delle prime risultanze, che il meccanismo dei furti di energia e acqua fosse una prassi consolidata in più di un punto vendita, anche se al momento gli arresti riguardano esclusivamente il reato di furto di corrente elettrica. Le verifiche, comunque, sono tuttora in corso e interessano anche la regolarità dei contratti di lavoro e la conservazione dei prodotti alimentari.

L’ombra delle indagini su dieci locali chiusi

La procura di Roma, attraverso il coordinamento del procuratore aggiunto Conzo, ha dunque impresso un’accelerazione notevole a un fascicolo nato da controlli amministrativi e rapidamente degenerato in terreno penale. I dieci locali finiti sotto chiave rappresentano una fetta significativa della presenza territoriale del gruppo, e la multa di 272mila euro – per quanto cospicua – è solo una delle conseguenze immediate. Gli investigatori, va detto, stanno ancora setacciando la documentazione sequestrata, e non è escluso che possano emergere ulteriori profili di responsabilità. Per ora, ciò che resta è l’immagine di serrande abbassate in alcuni dei quartieri più frequentati della capitale, con i clienti che si sono trovati davanti a un cartello di chiusura temporanea senza troppe spiegazioni. La guardia di finanza, da parte sua, sta incrociando i dati dei consumi elettrici dichiarati con quelli effettivamente prelevati dalla rete, una comparazione che già nei primi accertamenti aveva mostrato discrepanze macroscopiche.

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