Cavalletti Roma, riapertura nel caos tra accertamenti e stipendi arretrati
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Redazione Interno
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Il bar pasticceria Cavalletti Caffé di viale Parioli ha riaperto i battenti, sebbene gli accertamenti dei carabinieri – quelli stessi che avevano portato alla chiusura lampo per furto di energia e cibi scaduti – non si siano affatto conclusi. A confermarlo è lo stesso gestore del locale, Cristian Delle Fave, imprenditore romano di 50 anni che insieme alla sorella Rita guida il marchio: «Abbiamo riaperto, questo vuol dire che è tutto in ordine. Altrimenti non avremmo potuto». Una dichiarazione che tenta di chiudere la partita sul piano amministrativo, ma che lascia aperti molti altri fronti, a cominciare da quelli giudiziari e lavorativi. Perché la vicenda, ormai, non riguarda più solo il singolo punto vendita di viale Parioli, bensì l’intera galassia Cavalletti: non si escludono infatti ulteriori passi investigativi verso altri negozi della stessa catena, con un’attenzione particolare al locale di Vigna Clara.
Il manager e la frase su Briatore
Delle Fave, dal canto suo, ha scelto una linea difensiva per nulla dimessa: «La verità è che diamo fastidio. Cavalletti è un brand importante, lo voleva anche Flavio Briatore». Un’affermazione, quest’ultima, che getta un’ombra di sospetto sulle ragioni dietro i controlli, quasi a trasformare l’ispezione in un atto di concorrenza occulta. Il manager ha poi aggiunto che le cause intentate contro di lui provengono solo dal «5% degli ex dipendenti», una percentuale che – qualora fosse vera – ridurrebbe il contenzioso a pochi casi isolati. Ma è proprio sul fronte del personale che il racconto si fa più torbido, perché molti ex lavoratori dipingono una realtà diametralmente opposta.
Le accuse degli ex dipendenti: stipendi mai visti e turni assurdi
«Non pagava gli stipendi», dicono in coro alcuni di loro, ex dipendenti del celebre marchio del millefoglie. Dietro le vetrine frequentate da vip, politici e calciatori, si nasconderebbe secondo queste testimonianze una gestione fatta di ritmi disumani e conti mai saldati. Uno di loro racconta: «Mi è capitato di lavorare anche dalle 7 alle 23. A fine serata c’era la fila per essere pagati dalla cassa». Non contratti, insomma, ma una sorta di cassa continua per ritirare quanto spettato – e neppure sempre per intero. La stessa dinamica si ripeterebbe in altri punti vendita della catena e nella consorella Ricci, attività dedicata ad alimentari e panetteria.
Blitz dei carabinieri e il nodo dei contributi mai versati
Il blitz dei carabinieri – quello che ha portato alla luce un allaccio abusivo da 360mila euro di energia elettrica e prodotti scaduti nel negozio di viale Parioli – ha funto da detonatore per un’intera polveriera sommersa. Decine di ex dipendenti, infatti, sono ora sul piede di guerra: chiedono stipendi arretrati, liquidazioni mai corrisposte e contributi previdenziali che non sarebbero mai stati versati. A rendere ancora più complesso il quadro, la pratica di spostare i lavoratori da un punto vendita all’altro «per coprire i buchi lasciati dal personale andato via all’improvviso», una strategia che secondo gli accusati serviva a disorientare le tutele contrattuali e a ritardare i pagamenti. La riapertura del Cavalletti di viale Parioli, insomma, non ha affatto chiuso i conti con la giustizia: semmai, li ha solo rimessi in vetrina.




