Cavalletti, il re del millefoglie sotto tiro: stipendi fantasma e lavoratori in trincea dopo il blitz dei carabinieri
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Redazione Interno
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Non solo il furto di energia da trecentosessantamila euro e i cibi scaduti ammassati nei depositi. Dietro le vetrine luccicanti di viale Parioli, quelle frequentate da vip e calciatori, si nasconde una realtà fatta di turni massacranti, contratti ballerini e conti che non tornano mai. A raccontarla sono gli ex dipendenti, quelli che per anni hanno tenuto in piedi l’impero del millefoglie, quello amato perfino dalla regina Elisabetta, e che oggi chiedono il conto. La loro voce, raccolta all’indomani del blitz che ha portato alla sospensione dell’attività e alla denuncia dell’amministratrice della società, tratteggia un sistema di gestione del personale quanto meno opaco, dove la promessa di un posto fisso si scontrava quotidianamente con l’incubo di tornare a casa a mani vuote.
Un’organizzazione a “macchia di leopardo” tra negozi storici e lavoratori in affanno
Il gruppo, che oltre al marchio Cavalletti controlla anche la storica salumeria Ricci, sembra aver basato la propria espansione su una strategia di continua apertura e chiusura di punti vendita, creando un bacino di lavoratori “mobili” spostati senza preavviso da un locale all’altro per tappare i buchi lasciati da chi, spesso, fuggiva senza nemmeno salutare. Una ragnatela societaria complessa, quella ricostruita dai sindacati e dagli inquirenti, che per molti ex dipendenti ha rappresentato una vera e propria trappola. “Mi è capitato di lavorare dalle sette del mattino fino alle undici di sera”, racconta uno di loro, descrivendo una routine logorante dove la paga non era affatto scontata. A fine servizio, la scena che si ripeteva era surreale: la fila davanti alla cassa per ritirare lo stipendio in contanti, quando c’erano, con il titolare che spesso rispondeva “passa domani, oggi non ho niente”.
Non si trattava solo di ritardi occasionali. I debiti accumulati nei confronti del personale sono pesanti: ci sono ex dipendenti che attendono ancora tre mensilità arretrate, mentre altri devono recuperare cifre che oscillano tra i cinquemila e i diecimila euro. Una delle strategie emerse dalle testimonianze per gestire questo debito era quella di riassumere a condizioni apparentemente più vantaggiose chi decideva di andarsene, proponendo una paga maggiorata per assorbire gli arretrati. Un meccanismo che funzionava come un ingranaggio perfetto: all’inizio i soldi arrivavano puntuali, poi, lentamente, la giostra ricominciava a girare, lasciando i lavoratori nuovamente in balìa delle promesse non mantenute. La paura di perdere tutto – duemila euro per cui non vale la pena fare causa, spiegano alcuni – bloccava molti, costringendoli a restare in attesa di un saldo che non arrivava mai.
Irregolarità in cucina e il costo della “cattiva gestione”
Il blitz del 27 marzo scorso, condotto dai carabinieri della stazione Roma Parioli insieme al personale del Nas, dell’Ispettorato del Lavoro e dei tecnici di Areti, ha messo in luce un quadro di irregolarità che va ben oltre il mancato pagamento degli stipendi. All’interno del locale di viale Parioli, infatti, i militari hanno trovato alimenti scaduti, latticini con evidenti tracce di muffa e sacchi di farina conservati in modo non conforme, sollevando seri dubbi sulla conservazione di quegli ingredienti – dalle confetture alla celebre crema – che hanno reso celebre il millefoglie in tutto il mondo. Ma l’aspetto più eclatante riguarda il furto di energia elettrica: un allaccio abusivo alla rete pubblica, attivo secondo gli accertamenti dal marzo 2022 al marzo 2026, per un valore complessivo stimato in circa trecentosessantamila euro.
A questi reati si aggiungono le violazioni in materia di lavoro. L’Ispettorato ha infatti rilevato l’impiego di manodopera irregolare, carenze strutturali nei luoghi di lavoro e, particolare non secondario, l’installazione di impianti audiovisivi per il controllo a distanza dei dipendenti senza la prescritta autorizzazione, una chiara violazione dello Statuto dei Lavoratori. Le sanzioni amministrative elevate ammontano a diecimila euro per quanto riguarda la gestione del personale del bar, ma i controlli si sono estesi anche ad altre attività: due ditte esterne impegnate in lavori di ristrutturazione sono finite nel mirino, con i rispettivi titolari denunciati per violazioni della sicurezza e impiego di lavoratori in nero, ricevendo sanzioni aggiuntive che hanno portato il totale a diverse migliaia di euro.
La difesa aziendale tra dichiarazioni di “standard garantiti” e il silenzio sui debiti
Mentre gli ex dipendenti si organizzano per tutelare i propri crediti – consapevoli che le cause di lavoro pendenti contro il gruppo sarebbero una ventina su duecentotrenta dipendenti totali – la proprietà ha scelto di difendersi per vie legali e mediatiche. “In relazione ai controlli”, si legge in una nota ufficiale, “la proprietà intende esprimere la propria ferma posizione a tutela della reputazione del locale e della storica professionalità che lo contraddistingue”. L’amministratrice unica, denunciata per furto aggravato di energia, ha fatto sapere di essere certa di chiarire la sua posizione con Areti, sostenendo che le bollette venivano sempre pagate, mentre i legali del gruppo bollano le ricostruzioni apparse sulla stampa come “parziali, imprecise e non corrispondenti alla realtà dei fatti”.
Nessuna parola, però, sembra essere stata spesa pubblicamente per affrontare le accuse di mancati stipendi e contributi non versati. Le testimonianze raccolte tra gli ex lavoratori descrivono una gestione apparentemente votata all’espansione – con aperture lampo come quella del Ricci al Pantheon, durata solo pochi mesi e finita con i dipendenti che si portavano a casa i vini per rivalsa – ma fondata su un modello economico che lasciava indietro chi lavorava ogni giorno dietro le vetrine. “Se non riesci a pagare regolarmente chi lavora, come fai ad aprire altri negozi?”, si chiedeva un ex dipendente di Vigna Stelluti, riassumendo in una domanda il paradosso di un impero costruito su fondamenta di carta.




