Cavalletti, l’ex dipendente vince la causa ma i 9mila euro restano un miraggio: “Il garage è vuoto”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La vicenda giudiziaria che avvolge l’universo dei punti vendita legati al marchio Cavalletti non accenna a risolversi in una semplice querelle commerciale, anzi: dalle aule dei tribunali emergono storie di lavoratori che, pur avendo ottenuto ragione davanti a un giudice, si scontrano con il muro dell’inesigibilità del credito. È il caso di Francesca – nome naturalmente modificato per tutelarne l’identità – la quale, dopo aver prestato servizio per Cristian Delle Fave senza mai vedere un euro di stipendio, ha raccontato di aver vinto la causa che le riconoscerebbe circa novemila euro, salvo poi scoprire che il soggetto deputato a saldare il debito sembra letteralmente svanito nel nulla. “Ho cercato di capire dove si trovasse la responsabile incaricata di pagarmi”, ha spiegato, “e alla fine ho trovato un garage abbandonato”. Una circostanza, quest’ultima, che getta un’ombra lunga non solo sulla singola vertenza, ma sull’intera galassia imprenditoriale che ruota attorno ai noti locali romani.

Riapre il Cavalletti di viale Parioli, ma il manager ammette: “Cause dal 5% degli ex”

Il bar pasticceria di viale Parioli ha riaperto i battenti nonostante i sigilli apposti nei giorni scorsi, eppure gli accertamenti delle forze dell’ordine non si sono affatto interrotti. Anzi, il manager dell’esercizio ha dichiarato che la collaborazione con le autorità prosegue, precisando però che le cause intentate dagli ex lavoratori riguarderebbero soltanto una frazione minima del personale – circa il 5 per cento, stando alle sue parole – senza però fornire dati numerici precisi né elencare le singole posizioni debitorie. Questa parziale riapertura, insomma, non ha placato le polemiche sotterranee, tanto più che gli investigatori non escludono di allargare il raggio d’indagine ad altre attività commerciali della stessa catena, con particolare attenzione al punto vendita di Vigna Clara, dove alcuni ex dipendenti reclamano stipendi arretrati da mesi.

Il giallo del contatore manomesso e l’“omino” da cento euro

Tra i capitoli più oscuri di questa inchiesta spicca certamente quello relativo ai presunti ritocchi al contatore dell’elettricità: secondo alcune testimonianze raccolte, infatti, esisteva un “omino” che si presentava al bar all’inizio e alla fine di ogni mese, incassava ottanta o cento euro in cambio di un intervento che riduceva drasticamente i consumi. Un meccanismo, questo – a dire degli stessi informanti – piuttosto diffuso in molti locali romani, ma che nel caso specifico ha portato i carabinieri a quantificare un furto di energia pari a trecentosessantamila euro. La scoperta è avvenuta durante il primo blitz nel punto vendita di viale Parioli, quello che aveva già evidenziato cibi scaduti, precarie condizioni igienico-sanitarie e violazioni della normativa sulla sicurezza sul lavoro, sebbene queste ultime fossero state formalmente contestate ai titolari delle ditte incaricate dei lavori di ristrutturazione e non direttamente ai gestori del bar.

Nuovo blitz della Guardia di Finanza: sotto la lente il contatore dell’acqua e il registratore di cassa

Non è finita qui, perché i militari sono tornati a sorpresa nel locale di viale Parioli – questa volta accompagnati dalla Guardia di Finanza e dai tecnici dell’Acea – per effettuare un’ispezione ancora più capillare. L’attenzione si è concentrata in particolare sul contatore dell’acqua, per verificare eventuali analoghe manomissioni, e sul registratore di cassa, al fine di ricostruire con maggiore precisione i flussi di incasso e scovare possibili meccanismi di occultamento della clientela o di emissione di scontrini fiscali irregolari. Un secondo atto, quindi, che trasforma quella che poteva apparire una semplice inchiesta locale in un caso emblematico delle molteplici irregolarità – dal lavoro nero ai furti di utenze, passando per le frodi commerciali – che ancora caratterizzano alcune gestioni nel cuore della capitale. Per i lavoratori come Francesca, tuttavia, la priorità rimane un’altra: sapere se quei novemila euro, magari insieme ad altri arretrati mai corrisposti, usciranno mai da un garage abbandonato per finire nelle loro tasche.

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