Stipendi di marzo, buste paga più pesanti tra sconti fiscali e arretrati per i pubblici
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Redazione Economia
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La tornata di cedolini in questi giorni in pagamento, e quella di fine mese riservata ad alcune categorie di dipendenti, presenta voci e dettagli contabili destinati ad alleggerire il peso del prelievo fiscale o a incrementare le somme nette accreditate sui conti. Per una platea ampia di lavoratori del settore privato scatta infatti, con la retribuzione di marzo, l’applicazione concreta dell’imposta sostitutiva al 5% sugli aumenti derivanti dai rinnovi contrattuali, una misura introdotta dalla legge di Bilancio 2026. Parallelamente, per specifici comparti del pubblico impiego, la stessa mensilità porta con sé il materializzarsi di arretrati, conguagli e integrazioni che attendevano di essere liquidati, frutto di dinamiche contrattuali pregresse o di meccanismi di perequazione. Si tratta di due binari distinti, quello del credito d’imposta e quello della restituzione di differenze maturate, che corrono paralleli convergendo però nell’effetto finale: un importo complessivamente più alto rispetto agli standard.
La detassazione prevista dalla manovra, come chiarito dalla circolare n. 2/E dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 24 febbraio, riguarda gli incrementi retributivi corrisposti nel corso del 2026 in esecuzione di rinnovi dei contratti collettivi nazionali siglati a partire dal 1° gennaio 2024 e fino al 31 dicembre 2026. Possono beneficiarne i lavoratori dipendenti del settore privato il cui reddito da lavoro dipendente, riferito all’anno d’imposta 2025, non abbia superato la soglia dei 33mila euro. Per loro, la quota di aumento che confluisce nella retribuzione diretta — e dunque nelle dodici mensilità, nella tredicesima e nella quattordicesima — soggiace a un’aliquota sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali regionali e comunali fissata al 5%, sensibilmente inferiore a quella ordinaria. Il beneficio, come precisato dagli organi tecnici, si estende anche agli istituti retributivi indiretti, quali le assenze per malattia, maternità o infortunio, limitatamente alla parte di competenza del datore di lavoro, e opera altresì nel caso in cui l’aumento contrattuale vada ad assorbire precedenti superminimi.
Parallelamente, per chi nel 2025 ha dichiarato un reddito da lavoro dipendente non eccedente i 40mila euro, la stessa legge di Bilancio introduce una flat tax al 15% su alcune voci accessorie: le maggiorazioni per lavoro notturno, quelle per le prestazioni rese nei giorni festivi o in quelli di riposo settimanale e le indennità connesse al lavoro a turni. La misura, che trova applicazione automatica da parte del sostituto d’imposta salva espressa rinuncia scritta del lavoratore, è soggetta a un limite massimo di imponibile annuo fissato in 1.500 euro, oltre il quale le somme tornano a essere tassate con le aliquote ordinarie. Una distinzione importante, quest’ultima, che impone una certa attenzione nella lettura del cedolino, dove la voce relativa a queste indennità potrebbe presentare un netto più elevato proprio grazie all’applicazione dell’aliquota agevolata.
L’impatto concreto sugli importi: dai calcoli dei consulenti alle differenze tra settori
Per dare una dimensione numerica all’operazione, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha elaborato alcune simulazioni prendendo a riferimento contratti collettivi nazionali di recente rinnovo. Dall’analisi emerge un quadro variegato, dove l’entità del vantaggio varia in funzione sia del livello di inquadramento sia del settore merceologico. Per i metalmeccanici, considerando un livello B1 con una retribuzione annua lorda di 30.529 euro, l’aumento contrattuale riconducibile al 2026 è stimato in 841 euro; su questa quota, l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 5% al posto di quella ordinaria si traduce in un risparmio d’imposta di circa 250 euro nell’anno. Per un livello D1 dello stesso comparto, con una Ral di 22.989 euro e un aumento annuo di 634 euro, lo sconto fiscale scende a 188 euro. Diverso il discorso per i dipendenti del commercio, dove per un livello II con una Ral di 31.400 euro, l’importo dell’aumento contrattuale previsto per il 2026 arriva a 2.698 euro, generando un risparmio fiscale che può toccare gli 851 euro annui.
Pubblico impiego, il mese dei recuperi e degli adeguamenti
Sul versante dei dipendenti statali, la mensilità di marzo si caratterizza per una serie di partite di giro contabili che vanno ad aggiungersi allo stipendio base. Per alcune categorie, infatti, sono in fase di liquidazione arretrati legati a rinnovi contrattuali del triennio 2016-2018: si tratta di importi che, in base alle intese tra sindacati e Aran, variano mediamente dai 370 euro per le fasce retributive più basse fino a superare i 700 euro per quelle più alte, con una media che si attesta intorno ai 492 euro. A queste somme, per chi ne ha diritto, si aggiungono poi conguagli e integrazioni legati a meccanismi di perequazione o ad assestamenti dovuti a ritardi nella registrazione di aumenti già previsti. Un flusso di cassa aggiuntivo, quello per i pubblici dipendenti, che si innesta su dinamiche stipendiali comunque in evoluzione, considerando che per molti di loro, da questo mese, scattano anche gli aumenti a regime legati ai nuovi contratti.




