Le nuove uscite al cinema: Robbie-Elordi nelle "Cime tempestose" di Fennell, Jude Law è il "Mago del Cremlino" secondo Assayas
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è chi quel romanticismo tempestoso, fatto di vento e brughiera, lo ha cercato negli occhi di Jacob Elordi e nell’eleganza algida di Margot Robbie, e chi invece preferisce perdersi nelle stanze del potere, dove le passioni sono tutt’altro che letterarie e si giocano partite che cambiano il corso della Storia. La settimana cinematografica che prende il via il 12 febbraio 2026 offre un ventaglio di proposte talmente ampio e variegato da soddisfare lo spettatore più esigente, e lo fa con due titoli che, per ragioni opposte, stanno facendo discutere e appassionare la critica. Da una parte l’operazione pop e sensuale di Emerald Fennell, che con la sua versione di Cime tempestose confeziona un blockbuster destinato a dividere i puristi del romanzo di Emily Brontë; dall’altra il thriller politico di Olivier Assayas, Il mago del Cremlino, che si avvale della prestigiosa interpretazione di Jude Law per raccontare l’ascesa al potere di Vladimir Putin.
La regista di Una donna promettente e del disturbante Saltburn torna a far parlare di sé con un’operazione che, per sua stessa ammissione, non ha alcuna pretesa di fedeltà filologica. Emerald Fennell ha dichiarato di aver voluto mettere le virgolette attorno al Titolo, quasi a voler sottolineare che la sua è una rilettura personale, viscerale, filtrata attraverso le impressioni di un’adolescente che scopre per la prima volta la potenza di quella storia -10. Il risultato è un film che si concentra esclusivamente sulla passione tra Catherine e Heathcliff, tralasciando completamente la seconda parte del romanzo e le vicende della generazione successiva, una scelta che ha già scatenato più di un dibattito. La regista, intervistata in merito a un possibile sequel, ha scherzato sull’idea di un ipotetico "Cime tempestose 2 – Più cime, più tempestose", pur riconoscendo che la densità del materiale originale richiederebbe semmai la durata di una miniserie -3. Ma al di là delle questioni legate alla trasposizione letteraria, ciò che colpisce del suo film è la confezione sontuosa, la fotografia ammaliante di Linus Sandgren e la chimica potente tra i due protagonisti. Le prime reazioni della critica statunitense, riportate anche in Italia, parlano di una tensione sessuale talmente densa "da tagliarsi con un coltello" e di un’opera che consacrerà definitivamente Fennell tra le registe più richieste di Hollywood -6.
Se Cime tempestose gioca sulla forza evocativa del sentimento, Il mago del Cremlino punta tutto sulla freddezza della ragion di Stato e sull’ambiguità morale del potere. Olivier Assayas, regista francese noto per la sua capacità di muoversi tra intimismo e grandi affreschi storici (si pensi alla sua monumentale miniserie Carlos), porta sullo schermo l’omonimo romanzo di Giuliano da Empoli, coadiuvato in fase di sceneggiatura da Emmanuel Carrère. Il film ripercorre le trame oscure della Russia post-sovietica attraverso lo sguardo di Vadim Baranov, uno spin doctor interpretato da un efficace Paul Dano, che contribuisce a modellare l’immagine pubblica di un oscuro ex agente del KGB destinato a diventare lo zar di tutte le Russie -2. La pellicola, presentata in concorso alla Mostra di Venezia, non è tanto un biopic tradizionale quanto una riflessione, nelle parole dello stesso Assayas, sulla "politica tossica di oggi", su come le democrazie possano incepparsi e su come l’uomo forte diventi, agli occhi di un popolo umiliato, l’unica ancora di salvezza -7.
Al centro di questo meccanismo narrativo, che mescola verità storica e finzione letteraria, brilla la performance di Jude Law. L’attore britannico, irriconoscibile sotto le spoglie di Vladimir Putin, ha ammesso di aver affrontato il ruolo come si scalerebbe l’Everest, sottolineando la difficoltà di dover rappresentare un volto pubblico che non lascia trasparire emozioni, cercando comunque di mostrare il tumulto interiore del personaggio -5-7. Assayas, presentando il film a Torino, ha difeso la scelta di un attore così carismatico, spiegando che la somiglianza fisica era meno importante della capacità di comprendere i diversi strati psicologici di una figura tanto complessa. E ha aggiunto, con una punta di ironia, di non credere che Putin andrà mai a vedersi: se lo facesse, molto probabilmente non si riconoscerebbe in quella rappresentazione, come del resto accade a molti protagonisti di film biografici -4.




