Nola, l'ultimo saluto al piccolo Domenico tra applausi e lacrime. Meloni in cattedrale accanto ai genitori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il feretro bianco, appena giunto sul sagrato del duomo di Nola poco dopo le undici di questa mattina, è stato accolto da un applauso lungo e sentito, un fragore che saliva dalla folla assembrata per onorare la memoria di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo la cui esistenza terrena si è interrotta lo scorso ventuno febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli. Quel boato, che per un istante ha squarciato il silenzio pesante della piazza, non era un semplice saluto, bensì una manifestazione collettiva di affetto e di rabbia impotente dinanzi alla bara che lentamente varcava la soglia della cattedrale, portata a spalla mentre alcuni, tra i presenti, non riuscivano a trattenere le lacrime. All'interno del luogo sacro, addobbato con fiori e gonfaloni, la piccola cassa era stata adagiata dinanzi all'altare, e su di essa, qualcuno aveva poggiato una lettera scritta a mano da un bambino, Andrea, che prometteva al piccolo Domenico, ormai divenuto un angelo, di salutargli i nonni lassù.

Tra i banchi, oltre ai familiari distrutti dal dolore e a una marea di cittadini comuni, hanno preso posto numerose autorità politiche e istituzionali, giunte per testimoniare la vicinanza dello Stato a una tragedia che ha assunto i contorni di una ferita nazionale. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, il sindaco di Napoli e della Città metropolitana, Gaetano Manfredi, e il prefetto di Napoli, Michele di Bari, erano tra i primi ad aver raggiunto il duomo, in attesa dell'arrivo della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la cui presenza, più volte annunciata, è stata confermata quando la premier, varcato l'ingresso, si è avvicinata per stringere la mano e porgere le condoglianze a mamma Patrizia Mercolino e al papà del piccolo, per poi accomodarsi in una delle file laterali, accanto agli altri rappresentanti istituzionali. Ad officiare la funzione solenne, nel pomeriggio, è stato il vescovo di Nola, Francesco Marino, concelebrante con il cardinale di Napoli, Mimmo Battaglia, che del piccolo Domenico era stato presenza costante e silenziosa durante i due mesi di agonia, quando il bambino, dopo il trapianto del ventitré dicembre, era rimasto attaccato a una macchina cuore-polmone.

La cerimonia funebre, che la diocesi aveva chiesto di vivere in un clima di raccoglimento e preghiera, con l'invito a spegnere telefoni e a non utilizzare dispositivi di ripresa, si svolge in un'atmosfera sospesa, mentre all'esterno la folla, pur numerosa, osserva un rispettoso silenzio, rotto solo da qualche applauso spontaneo al passaggio di alcuni dei presenti. Si tratta dell'ultimo atto pubblico di una vicenda umana straziante, ma non certo della conclusione del capitolo giudiziario che dovrà far luce su quanto accadde in quella sala operatoria di Bolzano, il giorno in cui un cuore destinato a salvare una vita venne irrimediabilmente compromesso. Le indagini, condotte dalla Procura di Napoli e da quella di Bolzano, mirano ad accertare con precisione la dinamica e le responsabilità: secondo le prime ricostruzioni, emerse anche da alcuni audit interni, il personale dell'équipe del Monaldi giunto in Trentino Alto Adige per il prelievo avrebbe chiesto di integrare il ghiaccio mancante nel contenitore per il trasporto, ma il personale locale avrebbe erroneamente fornito del ghiaccio secco, quello utilizzato solitamente per la conservazione a temperature bassissime, al posto del ghiaccio d'acqua, provocando il congelamento e il conseguente danneggiamento irreversibile del tessuto cardiaco.

Un dolore che diventa giustizia: l'inchiesta prosegue tra periti e accertamenti

Mentre la cattedrale di Nola si stringe attorno alla famiglia Caliendo, infatti, la macchina della giustizia non si ferma. Il reato, inizialmente ipotizzato come lesioni colpose, è stato rideterminato in omicidio colposo dopo il decesso del piccolo, e al momento risultano iscritte nel registro degli indagati sette persone, tutte appartenenti al personale medico e paramedico coinvolto nelle varie fasi della vicenda, dall'espianto a Bolzano all'intervento chirurgico di Napoli. Nelle scorse ore si è svolto un incidente probatorio davanti al giudice per le indagini preliminari di Napoli, un passaggio cruciale durato oltre tre ore e finalizzato a cristallizzare le prove prima del processo, nel corso del quale si è discusso animatamente sull'acquisizione delle testimonianze dei sanitari presenti in entrambe le sale operatorie. Al termine di quell'udienza, è stata eseguita l'autopsia sul del bambino, un esame durato circa tre ore e al quale hanno partecipato ben venticinque consulenti tecnici, nominati dal giudice, dalle parti offese e dalle difese.

I primi, seppur parziali, esiti dell'esame autoptico sembrerebbero escludere la presenza di lesioni macroscopiche al cuore, come un taglio al ventricolo di cui si era ipotizzato in alcuni momenti, ma questo non semplifica di certo il quadro. Il medico legale di famiglia, Luca Scognamiglio, al termine della prima fase degli accertamenti, ha spiegato che non sarebbero emersi danni riconducibili alla fase dell'espianto, ma ha anche precisato che le analisi più approfondite, in particolare quelle sui campioni istologici e sui tessuti, sono solo rimandate al prossimo ventotto aprile, quando i periti si riuniranno nuovamente per valutare i risultati delle biopsie e stabilire con certezza la natura e l'origine delle alterazioni che hanno reso il cuore non idoneo. Nel frattempo, emergono nuovi dettagli e nuove ipotesi difensive, come quella avanzata dai legali di una delle cardiochirurghe indagate, Gabriella Farina, che, sulla base di immagini televisive, sostengono che al momento del prelievo, sul contenitore per il trasporto all'interno dell'ospedale di Bolzano, non fossero presenti cartelli di avvertimento relativi al pericolo del ghiaccio secco, comparsi solo in un secondo momento, circostanza che, qualora fosse provata, sposterebbe il baricentro delle responsabilità. La strada per arrivare alla verità giudiziale, insomma, è ancora lunga e irta di ostacoli tecnici, mentre la famiglia di Domenico, attraverso l'avvocato Francesco Petruzzi, chiede solo giustizia e chiarezza su come sia stato possibile che un errore tanto banale abbia stroncato una vita così breve.

L'abbraccio della folla e la promessa di una fondazione

Poco prima che il feretro entrasse in chiesa, una scena di intensa umanità ha catturato l'attenzione dei presenti: la direttrice generale dell'ospedale Monaldi, Anna Iervolino, si è avvicinata a Patrizia Mercolino e l'ha stretta in un abbraccio lungo e partecipato, sussurrandole parole di conforto. Un gesto, questo, che arriva in un momento di sconforto totale per la madre, la stessa che appresa la notizia della morte del suo "piccolo guerriero", aveva trovato la forza per dichiarare ai cronisti che, superato il momento del pianto, sarebbe stato il momento di combattere per ottenere giustizia. La determinazione di Patrizia Mercolino, del resto, si era già manifestata nei giorni immediatamente successivi alla scomparsa di Domenico, quando aveva annunciato la volontà di costituire una fondazione intitolata a suo figlio, un'iniziativa che, come spiegò all'epoca, vuole essere un lascito concreto per impedire che il nome del piccolo venga dimenticato e per offrire aiuto ad altri bambini nella medesima condizione di necessità.

All'esterno del duomo, intanto, la partecipazione popolare continua a manifestarsi in forme discrete ma eloquenti: alcune donne indossano magliette bianche con il volto del bimbo stampato e la scritta "il nostro piccolo guerriero", mentre sul sagrato si avvicendano persone comuni, scolaresche in divisa e rappresentanti di associazioni locali, tutti accomunati dal desiderio di rendere omaggio e di esprimere solidarietà a dei genitori la cui vita è stata sconvolta da una vicenda che appare, a tutti gli effetti, come una catena di errori umani. Tra i banchi della chiesa, accanto alla famiglia, ha trovato posto anche una figura nota al grande pubblico, il conduttore televisivo Massimo Giletti, che ha voluto porgere di persona il suo saluto alla mamma, abbracciandola calorosamente. In segno di lutto e rispetto, diverse attività commerciali della zona hanno abbassato le saracinesche e persino il cantante Sal Da Vinci, reduce dal trionfo al Festival di Sanremo, ha scelto di rinviare i festeggiamenti per la sua vittoria, posticipandoli a giorni migliori, per non sovrapporre la gioia personale a un cordoglio così grande e collettivo.

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