Il dolore di Nola per Domenico, la piccola bara bianca portata dal padre Antonio tra gli applausi e la commozione della folla

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un silenzio irreale, rotto soltanto dal suono degli applausi e dal pianto strozzato di una folla immensa, ha accolto stamattina il feretro di Domenico Caliendo davanti alla Cattedrale di Nola. La bara bianca, sormontata dalla foto del bimbo di due anni e mezzo e da un piccolo peluche, è arrivata poco prima delle undici, portata a spalla dal papà Antonio per l'apertura della camera ardente, in attesa che le esequie, previste per le quindici, potessero finalmente restituire alla comunità quel piccolo scrigno di dolore dopo undici giorni di attesa. È il giorno del dolore più profondo per una famiglia e per un'intera città, che ha voluto dare l'ultimo saluto a quel "piccolo angelo", vittima di un trapianto di cuore fallito lo scorso 23 dicembre e spentosi dopo una strenua lotta per la vita; una folla composta non solo da parenti e conoscenti, ma anche da tantissime scolaresche e persone comuni, arrivate per esprimere solidarietà ai genitori, Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, e per testimoniare la vicinanza a una tragedia che ha varcato i confini regionali. All'ingresso del duomo, ad accogliere il feretro e i familiari, c'erano il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, e quello di Taurano, Michele Buonfiglio, il paese del Vallo di Lauro da cui la famiglia è originaria, a simboleggiare un abbraccio che unisce due territori nello stesso strazio.

La presenza delle istituzioni e il messaggio della premier Meloni

All'interno della Cattedrale di Santa Maria Assunta, la commozione ha lasciato spazio a gesti di profonda umanità, come il lungo abbraccio tra la mamma Patrizia e la direttrice generale dell'Azienda Ospedaliera dei Colli, Anna Iervolino, alla quale afferisce l'ospedale Monaldi dove è avvenuto il tragico intervento. Un momento toccante, durante il quale la manager, recatasi al duomo per portare il suo sostegno, ha ripetuto più volte alla donna "Nessuno lo dimenticherà", ricevendo in cambio una risposta che lascia intendere la volontà di distinguere tra responsabilità individuali e l'istituzione nel suo complesso: "Devono pagare solo quelli che hanno sbagliato, non tutti i medici del Monaldi". Tra i banchi, intanto, spiccavano le magliette bianche con il volto di Domenico, sistemate nei posti riservati ai familiari, mentre ai lati dell'altare è stata deposta una corona di fiori avvolta in un nastro tricolore, inviata dalla Presidenza del Consiglio in segno di lutto e partecipazione ufficiale al dolore della famiglia. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha mantenuto l'impegno preso nei giorni scorsi con la madre del bambino, presentandosi in chiesa e venendo accolta dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, a testimonianza di quanto questa vicenda abbia scosso le coscienze fino ai più alti livelli istituzionali.

L'inchiesta e i retroscena di una catena di errori

Mentre la folla si stringeva attorno ai genitori, e il giornalista Massimo Giletti, presente in chiesa, riceveva un abbraccio dalla mamma Patrizia -5, l'inchiesta della Procura di Napoli continuava a far luce su ogni dettaglio di quella drammatica giornata del 23 dicembre. Le testimonianze raccolte dipingono il quadro di una sala operatoria in preda alla tensione e alla confusione, quando ci si accorse che il cuore prelevato da un donatore a Bolzano e destinato al piccolo Domenico era arrivato al Monaldi in condizioni disastrose. Trasportato in un comune frigorifero portatile, quello che gli stessi sanitari hanno definito un "frigo da pic-nic", l'organo era stato rovinato dal ghiaccio secco, risultando "duro come una pietra di ghiaccio" al suo arrivo. I tentativi disperati di recuperarlo, con risciacqui prima in acqua fredda, poi tiepida e infine calda, si rivelarono vani, ma a monte di tutto ciò che sarebbe accaduto dopo, a emergere con prepotenza è la domanda che, secondo i testimoni, il caposala avrebbe rivolto al chirurgo: "Ma comm'è? Ha già levato 'o core?", nel constatare che il cuore malato del bambino era già stato espiantato e si trovava su un tavolo operatorio, senza che vi fosse la certezza dell'idoneità dell'organo in arrivo. Un passaggio cruciale, quest'ultimo, che gli inquirenti stanno cercando di ricostruire minuziosamente, anche attraverso l'analisi dei telefoni cellulari sequestrati ai sette indagati, per capire l'esatta sequenza degli orari e delle decisioni prese. Dalle chat degli stessi infermieri, infatti, è emerso che il piccolo sarebbe rimasto per circa quarantacinque minuti senza cuore, con i medici intenti a scongelare l'organo, e che qualcuno di loro aveva commentato: "Se riparte è un miracolo".

Il gesto di generosità e le voci dei protagonisti

In un contesto di dolore e di rabbia, che ha visto il papà Antonio sfogarsi per il silenzio iniziale dei medici, i quali "sparirono tutti" dopo Capodanno lasciando i genitori all'oscuro della reale gravità di quanto accaduto -2, la famiglia Caliendo ha scelto la via della generosità estrema, decidendo di donare gli organi del piccolo Domenico. Un atto d'amore che contrasta con le dichiarazioni di uno dei protagonisti di questa vicenda, il cardiochirurgo Guido Oppido, l'uomo che ha eseguito il trapianto. Raggiunto dalle telecamere, il medico, sospeso dal suo incarico e indagato per omicidio colposo assieme ad altri sei colleghi, si è detto vittima di una caccia alle streghe, affermando di aver "operato tremila bambini" e che i giornalisti gli stanno "rovinando la vita", aggiungendo di essere convinto di aver fatto tutto correttamente. Dichiarazioni che stridono con la ricostruzione dei fatti e con il dolore di una comunità che, nel frattempo, ha visto anche il vincitore del Festival di Sanremo, Sal Da Vinci, rinviare i festeggiamenti per la sua vittoria in segno di rispetto, e che si apprestava a vivere il rito finale delle esequie, sulle note di una canzone di Mengoni, per salutare per sempre il suo piccolo concittadino.

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