Il giorno del dolore per Domenico, la bara bianca portata in cattedrale tra gli applausi
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Redazione Interno
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La piccola bara bianca è entrata nel Duomo di Nola poco dopo le undici, sollevata tra le braccia del padre e accolta da un applauso lungo e spontaneo, un saluto corale che ha rotto il silenzio della folla radunata sul sagrato. È il giorno dell’ultimo addio a Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo la cui breve esistenza si è interrotta il ventuno febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, a distanza di due mesi da un trapianto di cuore che avrebbe dovuto salvarlo e che invece, per una catena di errori e negligenze che la magistratura sta cercando di accertare, ne ha provocato la morte. La salma, giunta a bordo di un carro funebre scortato dalle forze dell’ordine, è stata deposta davanti all’altare maggiore, e attorno a lei, in queste ore, si stringe non solo una comunità intera, ma l’Italia istituzionale e civile, con i suoi silenzi e le sue lacrime. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto essere presente, accomodandosi tra le autorità dopo aver personalmente abbracciato i genitori, Patrizia Mercolino e il papà, che con quel gesto estremo di amore ha portato suo figlio per l’ultima volta in chiesa.
Le esequie, presiedute dal vescovo di Nola, don Francesco Marino, vedono la partecipazione del cardinale e arcivescovo di Napoli, Domenico Battaglia, una figura, quest’ultima, che è rimasta costantemente accanto alla famiglia sin dalle prime ore della tragedia, quando il piccolo lottava tra la vita e la morte e a cui lo stesso porporato ha amministrato l’estrema unzione. Una rappresentanza della SSC Napoli, con il vice-direttore sportivo Tommaso Sincropi e il calciatore Pasquale Mazzocchi, ha voluto portare un omaggio floreale, un segno di vicinanza da parte di una città che vive di calcio e che in queste ore si ferma per un dolore molto più grande. Sui banchi della cattedrale, intanto, spiccano le magliette bianche con il volto di Domenico e la scritta “il nostro guerriero”, indossate da familiari e cittadini comuni, mamme con i loro bambini che stringono fiori bianchi, in un’atmosfera di cordoglio che ha portato il sindaco a proclamare il lutto cittadino e molti negozi, a Nola come nei paesi limitrofi, ad abbassare le saracinesche.
Mentre la funzione si svolge nel Duomo gremito, l’inchiesta della Procura di Napoli prosegue il suo corso, aprendo scenari sempre più complessi e inquietanti che vanno oltre il singolo, tragico errore umano. Al momento sono sette gli indagati, tutti medici e paramedici dell’ospedale Monaldi, ma parallelamente all’indagine sui fatti specifici che hanno portato al trapianto dell’organo danneggiato dal contatto con il ghiaccio secco, si allarga il fronte delle verifiche sulla struttura stessa del centro trapianti. Federconsumatori Campania ha depositato un esposto so, duecentocinquanta pagine in cui si ipotizzano criticità gravissime e perduranti negli anni: dalla presunta mancanza di autorizzazione sanitaria per l’attività di cardiochirurgia pediatrica, che di fatto sarebbe stata svolta in spazi non deputati e in assenza di accreditamento, alle carenze organizzative e procedurali già rilevate dal Centro Nazionale Trapianti in passate ispezioni. Un dossier che riapre anche capitoli dolorosi dimenticati, come la morte di Pamela Dimitrova, una bimba bulgara deceduta nel reparto mentre era in attesa, collegata a un cuore artificiale che forse non era gestito da personale adeguatamente formato.




