Tragedia a Negrar, esplode una palazzina di tre piani: un morto e tre feriti. Le operazioni di soccorso tra le macerie
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il boato, avvertito distintamente dai residenti della frazione di Prun, ha squarciato il silenzio del tardo pomeriggio, intorno alle 17,45, e in pochi, interminabili secondi un’intera palazzina di tre piani, con una zona mansardata, si è letteralmente accartocciata su se stessa. È successo a Negrar di Valpolicella, nel Veronese, in via Settarine, dove una violenta esplosione, molto probabilmente innescata da una bombola di gas – stando ai primi rilievi effettuati dai tecnici – ha causato il crollo della struttura, trasformando un’abitazione in un cumulo di detriti, travi e calcinacci. L’impatto della deflagrazione è stato tale da danneggiare anche le palazzine adiacenti, costringendo gli inquirenti, una volta messa in sicurezza l’area, a disporre l’evacuazione precauzionale delle famiglie che vivono nelle immediate vicinanze, per scongiurare ulteriori rischi legati alla stabilità degli edifici limitrofi.
Il recupero dei superstiti e la scoperta della vittima
Immediato e imponente è scattato il dispositivo di soccorso: sul posto sono confluite squadre dei vigili del fuoco del comando di Verona con due autopompe, un’autoscala e un carro fari, coordinate dal funzionario di guardia, mentre i sanitari del Suem 118 arrivavano con quattro mezzi di soccorso e, per uno dei feriti, si è reso necessario l’intervento dell’elisoccorso di Trentino Emergenza. I vigili del fuoco, supportati dai colleghi specializzati del team Usar (Urban Search And Rescue), addestrati per operare in contesti di macerie e crolli, e coadiuvati dalle unità cinofile, si sono immediatamente immersi tra i resti dell’edificio per localizzare i residenti, una famiglia di quattro persone. Le operazioni, condotte con la massima cautela per non provocare ulteriori cedimenti, hanno portato dapprima al recupero di tre persone: due uomini e una donna. Estratti vivi dalle macerie dopo circa un’ora di lavoro, sono apparsi ai soccorritori in condizioni non giudicate gravi e, dopo le prime cure sul campo, sono stati trasportati d’urgenza all’ospedale di Borgo Trento a Verona per gli accertamenti del caso. La ricerca, però, non era finita, perché mancava all’appello la quarta persona, un uomo la cui identità è stata poi confermata dai carabinieri e dalla polizia locale, presenti anch’essi per i rilievi e la gestione della viabilità.
Una dinamica ancora al vaglio degli inquirenti
Solo dopo diverse ore di scavatrici e rimozione manuale dei detriti, i cani molecolari hanno infine segnalato la posizione esatta, e i vigili del fuoco hanno potuto estrarre il dell’uomo, che era rimasto sepolto sotto la massa di calcestruzzo. Purtroppo per lui, un uomo di 68 anni, Bruno Savoia, non c’era più nulla da fare: il medico del Suem giunto sul posto non ha potuto che constatarne il decesso. Un esito tragico che ha trasformato una serata di paura in un dramma consumato tra le mura domestiche, o quel che ne restava. Mentre la salma veniva messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, che coordina le indagini, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sull’origine dello scoppio: la pista più accreditata, al momento, resta quella di una fuga di gas. Non è ancora chiaro se a causare la saturazione dell’ambiente al primo piano, dove si ipotizza abbia avuto origine la deflagrazione, sia stata una bombola difettosa o una tubatura rotta, ma i tecnici dei vigili del fuoco, insieme ai carabinieri, hanno avviato tutti gli accertamenti necessari per ricostruire con esattezza la dinamica dell’incidente e accertare eventuali responsabilità.
Le verifiche tecniche e la messa in sicurezza dell’area
Parallelamente alle indagini sulla causa dello scoppio, proseguono senza sosta le verifiche strutturali sugli edifici adiacenti a quello crollato, alcuni dei quali hanno riportato danni e lesioni alle pareti esterne. I tecnici comunali, supportati dai vigili del fuoco, stanno monitorando la situazione per valutare l’effettiva agibilità delle abitazioni evacuate e capire quando i residenti potranno fare ritorno nelle loro case, anche se al momento non ci sono previsioni certe. Sul posto, a presidio dell’area ormai dichiarata inagibile, rimangono le forze dell’ordine per garantire la sicurezza e permettere ai mezzi pesanti di completare le operazioni di bonifica e sgombero delle macerie, un lavoro che richiederà ancora diverse ore, se non giorni, data la mole e l’instabilità dei materiali.




