Israele, Iran e Usa, la guerra in diretta. Ucciso uno dei fondatori di Hamas, Khamenei: «Usa vogliono nostra resa»
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Redazione Esteri
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Un fiume di persone in lutto, avvolte nel nero, ha invaso le strade di Teheran durante i funerali delle vittime dell’ultimo conflitto con Israele. Bandiere iraniane sventolano tra i ritratti dei caduti, mentre la folla scandisce slogan contro i nemici storici: «Morte a Israele», «morte all’America», gridano i manifestanti, secondo le riprese della tv di Stato iraniana e i resoconti di SkyNews e Cnn. Tra le invettive, spiccano anche quelle rivolte al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, mentre altri esprimono fedeltà alla Guida Suprema, Ali Khamenei, con cori di sostegno: «Oh nobile Leader, siamo pronti!».
L’Iran, nonostante la tregua mediata da Trump, mantiene un atteggiamento diffidente. Il cessate il fuoco, in vigore da martedì dopo dodici giorni di scontri, è visto con scetticismo da Teheran, che teme violazioni da parte israeliana. «Non abbiamo iniziato questa guerra, ma abbiamo risposto con tutte le nostre forze all’aggressore», ha dichiarato il capo di Stato maggiore Abdolrahim Moussavi, lasciando intendere che ogni nuova provocazione potrebbe innescare una reazione immediata. Intanto, il Paese ha riaperto parzialmente lo spazio aereo ai voli internazionali, sebbene permangano restrizioni in diverse aree.
Sul fronte israeliano, intanto, le Forze di Difesa (Idf) hanno annunciato l’eliminazione di uno dei fondatori di Hamas, ritenuto tra gli ideatori dell’attacco del 7 ottobre. Un episodio che, se da un lato rafforza la determinazione di Tel Aviv nel perseguire i suoi obiettivi militari, dall’altro rischia di alimentare ulteriori tensioni.
Khamenei, nel suo ultimo intervento, ha ribadito una posizione intransigente: «Gli Stati Uniti vogliono la nostra resa, ma questo non accadrà mai». Parole che suonano come un monito, mentre storici come Thierry Vissol – economista ed ex funzionario europeo – mettono in guardia sulla fragilità degli equilibri raggiunti: «Una pace conquistata con la forza non può durare», ha osservato, sottolineando come le condizioni per una stabilizzazione definitiva siano ancora lontane.




