Khamenei scompare dalla scena pubblica nonostante la tregua, mentre Trump chiede l’annullamento del processo a Netanyahu
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L’ayatollah Ali Khamenei, guida suprema dell’Iran, non compare in pubblico da oltre una settimana, neppure dopo il cessate il fuoco che ha interrotto il conflitto con Israele. Come riporta il New York Times, durante i dodici giorni di guerra Khamenei si era rifugiato in un bunker, evitando qualsiasi comunicazione elettronica per non rivelare la propria posizione. La sua prolungata assenza, tuttavia, continua a sollevare interrogativi, alimentando speculazioni sulla sua condizione fisica e sulle dinamiche di potere a Teheran.
Intanto, la Cia afferma di aver raccolto «prove che i siti nucleari iraniani sono stati devastati» dai recenti attacchi, smentendo voci contrarie. Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha paragonato il raid sull’impianto di Fordow alla bomba di Hiroshima, sostenendo che abbia «messo fine alla guerra». In un intervento a ruota libera, Trump ha poi difeso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, chiedendo l’immediato annullamento del processo a suo carico: «Gli Stati Uniti lo salveranno», ha dichiarato, senza entrare nel merito delle accuse.
Sul fronte interno iraniano, alcuni analisti ritengono che il Paese si trovi già in una fase «post-Khamenei». Arash Azizi, ricercatore iraniano all’Università di Yale, osserva che «Khamenei è apparso clinicamente morto durante la guerra», aggiungendo che «la questione della successione è ormai inevitabile». Secondo Azizi, che ha studiato a lungo le dinamiche politiche iraniane per testate come l’Atlantic e la Cnn, la lotta per il potere sarà probabilmente dominata dai pasdaran, i Guardiani della Rivoluzione, pronti a imporre una linea ancora più dura.




