Condividere si conferma al vertice dei ristoranti torinesi nella guida I Cento

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La scena gastronomica di Torino, che pure non si distingue per un'effervescenza tumultuosa, trova il suo ritratto più fedele nella guida "I Cento", la cui diciassettesima edizione è stata presentata al Mauto-Museo Nazionale dell’Automobile, alla presenza del sindaco Stefano Lo Russo. Curata, come di consueto, da Alessandro Lamacchia, Stefano Cavallitto e Luca Iaccarino, la pubblicazione – edita da Edt in coincidenza con il suo cinquantenario – si appresta a raggiungere le librerie, offrendo un'istantanea preziosa per chi voglia districarsi tra i locali della città. L'opera, che evita deliberatamente una classifica numerica rigida, articola invece la sua proposta in due distinte sezioni, Top e Pop, ciascuna composta da cinquanta indirizzi elencati in ordine alfabetico, con l'intento di catturare le due anime complementari della ristorazione: da un lato l'alta cucina, dall'altro le realtà più informali e popolari, in un dialogo ideale tra Champagne e Barbera.

La stabilità di un'eccellenza e le nuove proposte

A dominare la sezione Top, sebbene l'ordinamento non sia gerarchico, viene indicato ancora una volta il ristorante Condividere, guidato dallo chef Federico Zanasi, il quale, negli spazi che lo ospitano, conferma una qualità tale da giustificare ampiamente questa riconferma. La sua cucina, raffinata e ben strutturata, rappresenta un punto di riferimento solido in un panorama che, pur non essendo statico, mostra talvolta una certa tendenza alla conservazione. Accanto a lui, spicca anche il Caffè dell'Orologio, che si afferma come altro indiscusso punto di forza della ristorazione cittadina. La guida, tuttavia, non si limita a consacrare i nomi già affermati, ma registra con attenzione l'ingresso di ventuno nuove proposte, segno che un ricambio, seppur misurato, è comunque in atto e che l'occhio dei curatori è sempre volto a scovare l'innovazione.

Lo spirito della guida tra alta cucina e piole

Il format "Barbera & Champagne", scelto per l'introduzione, non è un mero esercizio di stile, bensì la dichiarazione di un metodo che, da diciassette anni, caratterizza il lavoro dei tre autori: un viaggio annuale nella città che mangia, capace di fermare per un attimo il flusso continuo di proposte che scorrono davanti ai loro occhi esperti. La suddivisione in due anime permette di dare il giusto risalto sia ai templi della gastronomia, dove la tecnica e la ricerca degli ingredienti sono paramount, sia alle trattorie e alle wine bar più autentiche, dove il valore risiede nella genuinità e nella tradizione. In questo modo, la guida si propone come uno strumento duttile, in grado di soddisfare palati e esigenze differenti, senza creare inutili gerarchie ma valorizzando l'eccellenza in ogni sua possibile declinazione.

Un'istantanea per il futuro

Osservando l'elenco nel suo complesso, si nota come la ristorazione torinese, pur non essendo investita da un vento di rivoluzione, mostri segnali di vitalità, con una moda, ad esempio, quella dei piattini, che guadagna terreno e che viene puntualmente documentata. La guida, in definitiva, non si limita a essere una semplice raccolta di indirizzi, ma assume il ruolo di un vero e proprio documento, un fotogramma che, mentre cattura il presente, lascia già intravedere i sapori del domani, anticipando per il 2026 tendenze e conferme. Il suo pregio maggiore rimane quello di saper interpretare le diverse sfumature di un territorio ricco e complesso, restituendo una mappa viva e in costante, seppur lenta, evoluzione.

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