Patrimoniale, il campo largo si divide: M5S e Renzi contro l’idea di Schlein

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INTERNO

Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ipotesi di una tassa patrimoniale, rilanciata da Elly Schlein in un'intervista di pochi giorni fa, ha innescato una reazione a catena nel perimetro delle opposizioni, lacerando quello che solitamente viene definito come il “campo largo” molto prima ancora che la misura potesse tradursi in un articolato di legge. ilgiornale +3

La segretaria del Partito Democratico, come si evince dalle sue dichiarazioni riportate dalla stampa nazionale, ha provato a giocare d’anticipo, specificando che si tratterebbe di un’imposta “europea” sui grandi patrimoni – forse l’1% della popolazione, forse meno – per finanziare i servizi pubblici destinati al restante 99%. repubblica +3

Tuttavia, questa precisazione tecnica non è bastata a evitare l’imbarazzo di un fuoco amico particolarmente violento, proveniente proprio da chi, sulla carta, dovrebbe sedersi allo stesso tavolo per costruire l’alternativa di governo in vista delle politiche del 2027. mediaset +3

L’affondo di Renzi e il “errore strategico”

Le critiche più nette, e forse le più dannose per la tenuta della coalizione, sono arrivate dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Intervenendo a margine di un evento pubblico come il Festival dell’Economia di Trento, l’ex presidente del Consiglio ha definito la mossa della Schlein non solo tatticamente sbagliata, ma strategicamente disastrosa. ottopagine +3

Secondo Renzi, evocare lo spettro di una patrimoniale in questo frangente significa consegnare al centrodestra la narrazione del “meno tasse”, annullando di fatto la possibilità di attaccare il governo Meloni sull’aumento record della pressione fiscale.

C’è poi un aspetto più profondo legato alla fuga dei capitali: se i miliardari – ha argomentato Renzi – temono l’introduzione di una simile imposta, sposteranno le loro ricchezze all’estero, riducendo di fatto il gettito anziché aumentarlo. mediaset +3

Un errore, questo, che tradisce secondo il leader di Iv una visione ideologica lontana dalla pragmatica socialdemocrazia svedese, quella di Olof Palme che puntava a “far sorridere i poveri” senza necessariamente “far piangere i ricchi”. ilgiornale +3

Il freno a mano del Movimento 5 Stelle

Se Renzi ha sparato a zero, dal fronte pentastellato è arrivata una bordata di freddezza capace di gelare qualsiasi entusiasmo della segretaria dem.

Vittoria Baldino, vicepresidente dei Cinque Stelle, ha usato una metafora calzante per descrivere l’iniziativa della Schlein, definendola “fumo negli occhi” utilizzato solo per inquinare un dibattito che, al contrario, dovrebbe concentrarsi su priorità più urgenti per famiglie e imprese. ilmessaggero +3

La posizione del movimento guidato da Giuseppe Conte, storicamente titubante su questo fronte (a meno di una copertura sovranazionale totale), sembra essersi irrigidita ulteriormente. Baldino ha chiarito che, nei programmi che si stanno scrivendo “insieme ai cittadini”, la patrimoniale semplicemente non c’è.

Un segnale questo che rischia di minare alla base la credibilità della leader dem, la quale si trova ora a dover gestire una ferita profonda nella sua stessa sponda politica, un fronte che appare più coeso nel respingere la proposta che nel condividerne la ratio. ilmessaggero +3

La posizione di Avs e l’attacco del centrodestra

In questo coro di voci critiche, spicca per contrasto la posizione di Alleanza Verdi e Sinistra, che al momento rappresenta l’unica ancora di salvezza per la Schlein.

Angelo Bonelli, raccogliendo il guanto di sfida, ha ribattuto colpo su colpo, sostenendo che la “vera patrimoniale” è già quella pagata quotidianamente dal 99% degli italiani attraverso un fisco che non è realmente progressivo.

Secondo Bonelli, concentrarsi sull’1% della popolazione più ricca è un atto di giustizia sociale, non una tassa ideologica. corriere +3

Nel frattempo, il centrodestra ha ovviamente approfittato della spaccatura per attaccare su tutti i fronti. Antonio Tajani, segretario di Forza Italia, ha tuonato contro la “maschera caduta” della sinistra, promettendo che finché il suo partito sarà al governo non ci sarà mai un’imposta patrimoniale.

Una promessa che, nel clima di campagna elettorale permanente, risuona come un’arma efficace per consolidare il consenso moderato e impaurito dall’idea di una tassa diretta sui risparmi. ilfattoquotidiano +3

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