Il legame di Francesco Guccini con il Cremonese: da Cicognolo all'anarchico Molinari

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scomparsa di Francesco Guccini, avvenuta ieri all'età di 86 anni nella sua casa di Pavana, ha suscitato un profondo cordoglio in tutta Italia, ma sono in molti a non sapere che il cantautore modenese, considerato uno dei padri della canzone d'autore italiana, intratteneva un legame speciale e duraturo con la provincia di Cremona, un rapporto che affonda le radici tanto nella sfera personale quanto in un'affascinante connessione storica e culturale.

Mentre Bologna lo rivendica come figlio adottivo e l'Appennino tosco-emiliano ne custodisce gli ultimi anni, la pianura cremonese custodisce un capitolo meno noto ma altrettanto significativo della sua vita e della sua opera, fatto di amori, serate in osteria e di un ideale politico che ha attraversato più di un secolo.

L'amore per Mariangela Signorini e le origini di "Quattro stracci"

Il filo più intimo che lega Guccini a queste terre è rappresentato senza dubbio da Mariangela Signorini, la sua storica compagna originaria di Cicognolo, un piccolo comune del Cremonese. Insieme dalla fine degli anni Settanta fino alla metà degli anni Novanta, dalla loro unione è nata Teresa, l'unica figlia del cantautore, che oggi rappresenta un legame inscindibile con quella terra.

La loro storia d'amore, intensa e complessa, ha ispirato due dei brani più toccanti del suo repertorio: "Farewell" e, in particolare, "Quattro stracci", canzone pubblicata nel 1996 nell'album "D'amore, di morte e di altre sciocchezze". In questo pezzo, Guccini trasforma la fatica e le incomprensioni di un amore ormai logoro in una poesia malinconica e struggente, rendendo universale un dolore profondamente personale, e legando per sempre la figura di Angela, così la chiamava lui, alla sua arte.

Nonostante la separazione, il legame con Cicognolo non si è mai spezzato del tutto, testimoniato dalla figlia Teresa.

L'uomo e l'osteria: lo spirito libero di Cicognolo

Oltre alla storia d'amore, Guccini era legato al territorio cremonese anche da una frequentazione assidua e conviviale, che lo vedeva protagonista di serate trascorse tra amici, birra e carte da briscola. Il cantautore, infatti, era solito tornare a Cicognolo per incontrare gli amici e in particolare per giocare a briscola all'osteria "L'Umbreler", un luogo che per lui rappresentava un rifugio dalla notorietà e un'occasione per coltivare la sua passione per la buona tavola, il vino e la compagnia genuina.

Un amico che lo ha conosciuto bene in quegli anni, il fotografo Lilluccio Bartoli, lo ricorda come un fumatore incallito, amante del cibo semplice come il risotto, e soprattutto come uno spirito libero e di un'affabilità meravigliosa, che non amava essere considerato solo un cantante ma si sentiva un uomo tra gli altri. Erano serate in cui le chitarre uscivano e si raccontavano storie goliardiche, a testimonianza di un artista che fuori dal palco cercava la dimensione autentica della vita di provincia, lontana dai riflettori.

La locomotiva e il suo "antenato" cremasco: Luigi Molinari

Ma è forse il legame culturale e storico a sorprendere di più, rivelando un Guccini attento studioso delle tradizioni popolari e della memoria politica italiana. Uno dei suoi brani più celebri, "La locomotiva", la ballata del 1972 che racconta la storia dell'anarchico Pietro Rigosi, ha un illustre antenato che affonda le radici proprio a Crema. Si tratta di Luigi Molinari, un avvocato anarchico nato a Crema nel 1866, figura di spicco del movimento libertario italiano a cavallo tra Ottocento e Novecento.

La sua poesia "Dies Irae", scritta nel 1893 e cantata durante i moti della Lunigiana del gennaio 1894, venne successivamente musicata e divenne l'"Inno alla rivolta". Guccini stesso, nel suo penultimo album "Canzoni da intorto" del 2022, ha voluto omaggiare questa tradizione includendo il brano "Nel fosco fin del secolo morente", dichiarando che l'"Inno alla rivolta" di Molinari è la "nonna" della sua celebre "Locomotiva".

Con questo gesto, il cantautore ha voluto riportare alla luce la voce di un cremasco dimenticato, ricucendo un filo ideale che dalla rivolta di fine Ottocento arriva fino alla canzone d'autore, unendo la provincia di Cremona alla storia della musica italiana attraverso un ideale di libertà e protesta popolare.

Un saluto spontaneo tra amici, come piaceva a lui

L'omaggio alla sua memoria è arrivato anche nei luoghi che amava frequentare. Nella serata di ieri, nella frazione di Triulza, un gruppo di amici e musicisti si è riunito spontaneamente per ricordarlo nel modo che probabilmente lui avrebbe più apprezzato: non con una cerimonia ufficiale, ma con una cantata collettiva, accompagnata dalle chitarre e dalla voglia di stare insieme.

L'idea, nata da un tam tam di poche ore, ha riunito una cinquantina di persone nel cortile dell'ARCI, a testimonianza di come il suo spirito, quello dell'osteria e delle serate passate a condividere storie e canzoni, sia ancora vivo e capace di unire le persone anche nel momento del commiato.

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