L'addio a Francesco Guccini, il legame con la Cremonese e l'omaggio dei fan in via Paolo Fabbri

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Se n'è andato a 86 anni Francesco Guccini, una delle voci più rappresentative del cantautorato italiano, e già dalle prime ore successive alla notizia della sua scomparsa, la sua Bologna ha cominciato a salutarlo a modo suo, con quel mix di malinconia e voglia di ricordarlo vivo che solo certe tradizioni sanno preservare. Il rapporto del "Maestrone", come veniva affettuosamente soprannominato, con la provincia di Cremona è stato lungo e ricco di rimandi, intrecciandosi con la sua vita personale e, di conseguenza, con la sua produzione artistica.

Guccini, che molti identificano come il cantore per eccellenza della Bologna degli anni Sessanta e Settanta, fu legato sentimentalmente a Mariangela Signorini, originaria di Cicognolo, una donna dalla quale ebbe la figlia Teresa, e che più tardi, nel 1996, avrebbe ispirato la canzone "Quattro stracci", un brano che racconta con crudele tenerezza la fine di un amore.

La processione laica dei fan sotto casa

Mentre scorrono, una dopo l’altra, le foto in bianco e nero che ritraggono il cantautore in diversi momenti della sua carriera, i social network si sono trasformati in un vero e proprio album digitale di ricordi. Sono decine i lunghi messaggi di affetto e le simpatiche vignette che riportano alcuni dei suoi versi più celebri, ma il vero epicentro del commosso pellegrinaggio è diventato via Paolo Fabbri 43, l’indirizzo bolognese che nelle ultime ore si è riempito di fiori, bottiglie di vino e biglietti lasciati da chi ha voluto rendere omaggio al cantautore.

Sul profilo Instagram di Teresa Guccini, la figlia, sono state pubblicate diverse storie che ritraggono il padre mentre canta o durante alcune interviste in cui parlava dei suoi dischi, insieme a video che mostrano Bologna in tripudio, con la strada piena di persone che cantano e suonano le sue canzoni con le chitarre, quasi a voler esorcizzare il dolore della perdita con la potenza collettiva della sua stessa musica.

Il saluto della figlia Teresa e la serata alla Triulza

Come commento a questo fiume di ricordi digitali, Teresa Guccini ha scelto una parola semplice ma carica di significato, scrivendo soltanto: "Grazie". Un ringraziamento che sembra estendersi idealmente a chiunque stia partecipando a questo rito collettivo, a chi canta le sue canzoni per strada o le ascolta in solitudine. L’ondata di affetto non si è fermata ai social o al mattonato di via Paolo Fabbri, ma ha invaso anche spazi più intimi e raccolti come la Triulza, dove ieri sera si è tenuta una serata di omaggio per vincere la commozione e la tristezza.

Gli organizzatori hanno raccontato come la notizia della scomparsa abbia rattristato tutti, ma senza spegnere il desiderio di rendergli omaggio nel modo che probabilmente lui stesso avrebbe maggiormente apprezzato: una cantata collettiva, come quelle che si fanno tra amici nelle osterie, lontano dai palchi e dai riflettori. Del resto, Guccini è sempre stato un amante della musica condivisa, delle serate passate a raccontare storie e a bere un bicchiere di vino in compagnia, e difficilmente avrebbe immaginato un saluto diverso da questo, fatto di cori e chitarre.

L'eredità del "Maestrone" tra Pavana e Cremona

Per quanto riguarda le esequie, è stato reso noto che il funerale sarà seguito dalla cremazione e che il "Maestrone" riposerà a Pavana, località dell'Appennino tosco-emiliano a cui era profondamente legato e che ha ispirato molte delle sue ballate più suggestive. Il cordoglio per la sua scomparsa, a 86 anni, ha travalicato i confini geografici e generazionali, come dimostra l’omaggio ricevuto anche da artisti del calibro di Jovanotti, che si è unito al coro di chi ha voluto ricordarlo pubblicamente.

Il legame con la provincia di Cremona, in particolare, rimane un tassello fondamentale per comprendere la complessità dell'uomo e del poeta; un rapporto che non si è mai esaurito nel tempo, ma che anzi ha trovato nuova linfa nei versi di "Quattro stracci", dove la figura di Mariangela Signorini, originaria di Cicognolo, diventa metafora di un sentimento che si sgretola.

E mentre Bologna si prepara a salutarlo per l’ultima volta, il pensiero corre alle sue storie di confine, a quel modo unico che aveva di raccontare l’Italia e le sue piccole, grandi contraddizioni, lasciando in eredità un patrimonio culturale che continuerà a vivere nelle piazze e nelle osterie dove la sua voce risuona ancora più forte che mai.

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