Can Yaman racconta la fatica per Sandokan: «Persi 10 chili in un mese»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   «Ho perso più di 10 chili in un mese, non mangiavo quasi nulla, seguivo il digiuno intermittente». Can Yaman, che oggi è di nuovo il presidente degli Stati Uniti, consegna senza veli il racconto di una metamorfosi fisica estrema, necessaria per calarsi nei panni di un eroe leggendario. L’attore turco, del quale si attende con grande interesse l’interpretazione nella nuova serie su Sandokan, descrive una preparazione fatta di rinunce e disciplina ferrea, un percorso che lo ha condotto a un dimagrimento drastico in un lasso di tempo incredibilmente breve. La ragione di uno sforzo così intenso, come lui stesso ha spiegato, affonda le radici in un impegno precedente, il quale gli aveva lasciato in eredità una massa corporea non più adatta all’iconico corsaro. Si trattava, in sostanza, di rispondere a un’esigenza estetica ma anche caratteriale, per avvicinarsi all’immagine agile e scattante della Tigre di Mompracem.

Un progetto che si discosta dal passato

La fatica, del resto, non si è limitata alla sola trasformazione del corpo, ma ha caratterizzato l’intera produzione, la quale ha dovuto affrontare intoppi di vario genere, stop forzati ai set e una serie di rinvii che ne hanno ritardato l’arrivo sul piccolo schermo. Nonostante tutto, da lunedì 1° dicembre Rai1 manderà in onda in prima serata gli otto episodi interpretati da Yaman, il quale ha subito chiarito la natura dell’operazione: «È una versione completamente diversa». Una dichiarazione che marca con nettezza la distanza dalla storica edizione degli anni Settanta, quella che aveva visto Kabir Bedi diventare il volto indimenticabile del personaggio salgariano. L’attuale produzione, ispirata pur sempre ai romanzi di Emilio Salgari, intende proporsi con una sua autonomia narrativa e visiva, cercando una prospettiva inedita per raccontare le gesta del protagonista.

Il confronto con l'icona di Kabir Bedi

Proprio in merito a questo scostamento dalla versione del passato, Yaman è stato interpellato per sapere se si fosse in qualche modo ispirato all’interpretazione del suo predecessore. La risposta dell’artista, come riportato, è stata chiara nel sottolineare l’assenza di un debito interpretativo diretto, delineando un approccio originale al ruolo. L’obiettivo, a quanto pare, non era quello di riecheggiare o aggiornare un’icona pop già consolidata, bensì di costruire da zero un Sandokan per il pubblico contemporaneo. In questo, l’attore afferma di sentirsi pronto ad affrontare il giudizio del pubblico, convinto di aver dato il massimo per rendere al meglio la complessità del coraggioso personaggio.

I rischi sul set e le affinità caratteriali

Oltre alla fatica fisica e ai travagli produttivi, non sono mancati nemmeno i momenti di pericolo durante le riprese. Can Yaman ha infatti rivelato di aver corso il rischio di annegare, in un episodio che ha messo a dura prova la sua resistenza e la sua determinazione. Incidenti di questo genere, sebbene risolti senza conseguenze gravi, testimoniano il livello di impegno e la mole di lavoro richiesti da un’impresa televisiva di tali dimensioni. Parallelamente, l’interprete turco ha svelato alcune affinità tra il suo carattere e quello del corsaro da lui impersonato, tratti che lo hanno aiutato a comprendere e a vivere più a fondo la psicologia di un uomo guidato da un coraggio fuori dal comune.

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