Incidenti stradali, calano le vittime ma aumentano sinistri e feriti. Il bilancio del 2025

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il 2025 si chiude con un dato che, a prima vista, potrebbe sembrare confortante: per la prima volta dal 2021, il numero di vittime della strada in Italia scende sotto quota tremila. Il rapporto annuale Aci-Istat sull'incidentalità stradale, presentato di recente, ha fotografato una realtà in chiaroscuro, dove a un calo dei decessi si contrappone un incremento generalizzato del numero di incidenti e feriti; una fotografia che impone una lettura più approfondita dei numeri e delle dinamiche che si celano dietro le statistiche.

Il quadro che emerge, infatti, è complesso e mette in luce criticità che coinvolgono sia le grandi arterie che le strade del traffico quotidiano, richiamando l'attenzione su un tema, quello della sicurezza stradale, che resta una priorità assoluta per il nostro Paese.

Numeri in chiaroscuro: meno morti, ma più incidenti

Secondo i dati ufficiali diffusi da Aci e Istat, nel corso del 2025 si sono verificati 177.207 incidenti stradali con lesioni a persone, un numero che segna un incremento del 2,2% rispetto all'anno precedente; contestualmente, il numero dei feriti è salito a 237.822, con un aumento dell'1,7%. Parallelamente, si registra un dato incoraggiante: le vittime, cioè coloro che hanno perso la vita entro il trentesimo giorno dall'incidente, sono state 2.868, con una diminuzione del 5,3% rispetto al 2024.

Questo miglioramento si riflette anche nel tasso di mortalità, che passa da 51,4 a 48,7 vittime ogni milione di abitanti, un dato che, pur evidenziando un progresso, colloca ancora l'Italia al ventesimo posto nella graduatoria europea, con una media Ue27 di 43 decessi per milione di abitanti.

Rispetto al 2019, anno preso come benchmark per il decennio 2021-2030, il calo delle vittime si attesta al 9,6%, un valore che il presidente dell'Istat, Francesco Maria Chelli, ha definito "significativamente inferiore" a quello necessario per raggiungere l'obiettivo europeo del dimezzamento dei decessi entro il 2030.

Il peso del fattore umano e l'appello dell'Unasca

Le cause principali degli incidenti restano, in larga misura, da ricondurre al comportamento umano; distrazione alla guida, mancato rispetto delle precedenze e velocità non adeguata alle condizioni del traffico rappresentano, da sole, oltre il 43% delle dinamiche che portano a un sinistro, una fotografia che conferma il peso determinante del fattore umano in una percentuale schiacciante degli incidenti.

Di fronte a questa realtà, l'Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica (UNASCA) ha lanciato un appello all' investimento continuo nella formazione: il segretario nazionale Alfredo Boenzi ha dichiarato che conoscere il Codice della Strada è indispensabile, ma non basta, e ha sottolineato l'urgenza di formare conducenti più consapevoli, capaci di riconoscere i rischi e adottare comportamenti responsabili per sé e per gli altri.

Le autoscuole, in quest'ottica, rappresentano il primo presidio di educazione alla sicurezza stradale, luoghi in cui si costruisce la cultura della guida responsabile, come ha ribadito Boenzi, affermando che investire nella formazione significa investire nella sicurezza dell'intero Paese.

Le categorie più vulnerabili: bambini e utenti deboli

Un aspetto preoccupante che emerge dal rapporto Aci-Istat è l'aumento delle vittime tra le fasce più deboli e indifese della popolazione. Nel 2025, si è registrato un incremento del 75% dei decessi tra i bambini da 0 a 4 anni, passati da 8 a 14, e un aumento dell'11,5% tra i giovani di 18-19 anni, cresciuti da 78 a 87 vittime.

Cresce anche il numero di bambini fino a 14 anni che perdono la vita, passando da 29 a 33, un dato che conferma come le azioni di sensibilizzazione sull'uso corretto dei dispositivi di protezione in auto non abbiano ancora raggiunto l'esito sperato.

Allo stesso modo, risultano in forte aumento le vittime tra gli utenti della mobilità attiva e della micromobilità: i ciclisti hanno registrato un +20%, gli utilizzatori di biciclette elettriche un +50% e i conducenti di monopattini un +8,7%; questi utenti, considerati i più vulnerabili, rappresentano ormai oltre la metà delle persone che perdono la vita sulle strade italiane.

La cronaca del Friuli Venezia Giulia

Se il quadro nazionale mostra una leggera flessione delle vittime, la situazione in alcune regioni come il Friuli Venezia Giulia resta drammatica. Nel corso del 2025, la regione ha registrato un numero di vittime che, seppur in controtendenza rispetto alla media, evidenzia una costante emergenza sulle sue strade: nell'intero anno, secondo i dati Aci-Istat, le vittime sono state 73, un dato che posiziona la regione al quattordicesimo posto nella classifica nazionale per numero di decessi, dietro ad altre regioni più popolose come Abruzzo e Calabria.

Ma a rendere la questione ancora più allarmante è l'analisi dei dati parziali: in soli quattro mesi, dal primo luglio al trenta ottobre, si sono contati ventuno decessi, un ritmo di una vittima ogni sei giorni che ha portato l'attenzione su un'estate e un autunno segnati da una scia di tragedie.

La Pontebbana, la statale che attraversa tutta la regione da sud a nord, è stata più volte identificata come l'arteria più pericolosa, dove solo l'anno scorso si sono verificati 138 incidenti, un dato che supera di gran lunga quello di qualsiasi altra strada regionale, sia per la mole di traffico che per l'alto tasso di incidentalità.

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