La "pace" di Leone XIV e il distacco dalla linea di Bergoglio
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Redazione Interno
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Mentre i riflettori internazionali si accendono su Istanbul, dove Zelensky, Putin e Trump potrebbero incontrarsi per discutere della guerra in Ucraina, un altro protagonista sta ridisegnando la propria strategia diplomatica: Papa Leone XIV. Le sue parole durante il Regina Caeli hanno segnato una svolta netta rispetto alla posizione del predecessore, Francesco Bergoglio, che in una celebre intervista aveva evocato la necessità di "alzare bandiera bianca".
Se Bergoglio aveva suscitato polemiche con un approccio che alcuni interpretarono come un invito alla resa, Leone XIV – al secolo Robert Prevost – ha scelto toni diversi, insistendo su una pace «autentica, giusta e duratura», senza ambiguità. Un cambio di registro che non passa inosservato, soprattutto ora che il Pontefice sta preparando il discorso per il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, previsto per venerdì. «È il debutto della sua diplomazia – spiega un alto prelato della Curia – e ci aspettiamo un linguaggio chiaro, ma misurato».
La differenza tra i due Papi emerge anche nelle azioni concrete. Leone XIV ha già telefonato a Volodymyr Zelensky, primo leader mondiale a ricevere una chiamata dal nuovo Santo Padre, come confermato dall’ambasciatore ucraino presso la Santa Sede, Andrii Yurash. Un gesto che, se da un lato ribadisce l’impegno per la pace, dall’altro sembra marcare una distanza dalla linea più conciliante di Bergoglio.
Ma il Vaticano non guarda solo all’Ucraina. Nelle prossime ore, il Papa affronterà anche il conflitto israelo-palestinese, dopo aver chiesto un cessate il fuoco immediato a Gaza. Un’agenda fitta di dossier, che riflette la complessità di un pontificato appena iniziato, ma già proiettato verso una geopolitica attiva.
Quello che colpisce, però, è il modo in cui Leone XIV lega la sua visione a un’esperienza personale. In un testo recente, ha rievocato la Pasqua del 2020, periodo di «sofferenza e silenzio» che lo spinse a ritrovare la voce. Oggi, di fronte a un mondo ancora scosso da guerre e tensioni, sembra ripercorrere lo stesso sentiero: cercare nella spiritualità la forza per parlare al presente.




