Minetti, l’udienza del 12 giugno chiude (formalmente) la vicenda giudiziaria

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Venerdì 12 giugno, salvo colpi di scena dell’ultima ora che appaiono ormai sempre più improbabili, il Tribunale di Sorveglianza di Milano si limiterà a prendere atto di ciò che, di fatto, è già stato deciso altrove: la grazia concessa a Nicole Minetti dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sancirà l’estinzione della pena residua di 3 anni e 11 mesi.

Una condanna, quella della ex consigliera regionale lombarda, che maturò in due distinti e celebri procedimenti giudiziari, ovvero il cosiddetto “Ruby-bis” per favoreggiamento della prostituzione e “Rimborsopoli” per peculato legato ai rimborsi consiliari; un doppio fardello penale che, a partire da quella data, cesserà formalmente di esistere per il diritto. L’udienza in sé, va detto, rappresenta più un atto dovuto che un momento di discussione, visto che l’organo giudicante si limiterà a dichiarare la “cessata materia del contendere” e la decadenza del titolo esecutivo della pena.

La controffensiva legale e la “svolta” della Procura

Per comprendere il clima di queste ore – e la sostanziale assenza di tensione che precede l’appuntamento in aula – bisogna però fare un passo indietro rispetto all’estate del 2026. Era stata la stessa Procura Generale di Milano a chiedere un rinvio dell’udienza lo scorso 16 maggio, proprio nel pieno di quella bufera mediatica innescata da una serie di articoli di stampa che avevano messo pesantemente in dubbio la sussistenza dei presupposti della grazia, dai presunti festini in Uruguay al delicato tema delle procedure di adozione del minore che la stessa Minetti diceva di dover assistere.

A distanza di qualche settimana, però, gli accertamenti straordinari disposti dal Quirinale – e condotti dalla Procura generale – hanno sostanzialmente spazzato via i dubbi. I magistrati, infatti, hanno concluso che le notizie riportate non corrispondevano al vero, smentendo punto su punto le ricostruzioni che avevano alimentato il polverone politico-mediatico delle scorse settimane.

L’ombra della diffamazione e le richieste milionarie

Proprio in virtù di questa inversione di tendenza nelle verifiche istituzionali, la partita per l’ex igienista dentale – oggi lontana anni luce dai riflettori di Arcore – non si gioca più solo sulla libertà personale, ma è ormai approdata in un’altra arena, quella civile e risarcitoria. I suoi legali, insieme a quelli del compagno, hanno già depositato richieste di risarcimento danni che sfiorano cifre da capogiro (si parla di milioni di euro) nei confronti di alcune testate giornalistiche e trasmissioni televisive.

Una mossa, questa, che trasforma l’ex imputata in parte offesa, ribaltando completamente i ruoli rispetto ai processi che l’avevano vista protagonista in passato. La strategia sembra chiara: colpire chi ha alimentato quelle che la Procura ha definito infondate illazioni sul suo conto, tentando di ottenere un parziale “risarcimento morale” dopo anni di gogne giudiziarie e mediatiche.

Un iter senza ostacoli (e senza l’interessata)

Nonostante uno sciopero nazionale degli avvocati che avrebbe potuto teoricamente creare intoppi burocratici, il Collegio – composto dai giudici Siniscalchi, Calcaterra e Fisicaro – procederà ugualmente, poiché i difensori della Minetti hanno scelto di non astenersi dalle udienze penali. L’udienza di venerdì, a porte chiuse come da prassi per il Tribunale di Sorveglianza, vedrà i magistrati prendere atto del decreto di clemenza firmato dal Capo dello Stato.

E la diretta interessata? Nicole Minetti non sarà presente in aula, segno evidente che per lei questo capitolo della vita è ormai archiviato, consegnato nelle mani dei suoi rappresentanti legali per la chiusura formale della pratica. La procura, dopo aver sentito i testimoni indicati dal giornale, ha ritenuto infondate anche le accuse relative a presunte feste a base di droga e sesso nella residenza in Uruguay; dichiarazioni, quelle della massaggiatrice accusatrice, che poi sarebbero state persino ritrattate davanti a un notaio, secondo le ultime ricostruioni.

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