Il caso del "test del carrello" a Siena: il licenziamento del cassiere Fabio Giomi finisce sul palco della Cgil
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Redazione Interno
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Fabio Giomi, cassiere di sessantadue anni a quattro anni dalla pensione, ha perso il suo posto alla Pam Panorama di Porta Siena per non aver superato una particolare prova interna, nota in gergo come "test del carrello". La procedura, che è al centro di una disputa giudiziaria e sindacale, prevede che emissari aziendali nascondano piccoli oggetti all’interno di contenitori più grandi, al fine di verificare la capacità del dipendente di individuare l’inganno durante il conteggio della spesa; se il cassiere non vi si accorge, scatta un provvedimento disciplinare che, nel caso specifico, ha portato al licenziamento in tronco dopo oltre un decennio di servizio. La vicenda, oltre a sollevare questioni relative alle pratiche di controllo sul posto di lavoro, ha assunto una rilevanza pubblica, tanto da spingere il lavoratore poggibonsese sul palco della manifestazione della Cgil a Firenze durante lo sciopero generale, dove ha denunciato di essere stato “cacciato con un tranello”.
La trattativa in prefettura si arena sulla natura della sanzione
Nonostante un recente incontro in prefettura a Siena, condotto in un clima definito più disteso rispetto alle precedenti occasioni e mediato dall’intervento diretto del prefetto, le parti non sono riuscite a trovare un accordo per chiudere la controversia. I referenti aziendali della catena di supermercati, su sollecitazione istituzionale, si erano dichiarati disponibili a revocare il licenziamento, trasformandolo in una sanzione conservativa di dieci giorni di sospensione dal lavoro. La Filcams Cgil di Siena, tuttavia, attraverso il suo segretario generale, ha rifiutato questa proposta, mantenendo ferma la richiesta di un pieno reintegro e annunciando, al contempo, nuove iniziative di mobilitazione a sostegno del dipendente. L’esito del confronto ha quindi lasciato la situazione in un punto di stallo, spostando di fatto ogni decisione sugli sviluppi processuali già in corso.
La solidarietà si manifesta con presidi e l’attenzione rimane alta
La mobilitazione intorno al caso non si è limitata alle stanze della prefettura o al palco di Firenze, ma ha coinvolto anche il punto vendita stesso, oggetto di un presidio di solidarietà organizzato da altri sindacati. Una cinquantina di manifestanti, infatti, ha voluto esprimere il proprio sostegno a Giomi con un’azione dimostrativa all’interno del centro commerciale, evidenziando come la questione abbia trovato eco al di là del singolo episodio disciplinare. Queste iniziative, insieme al procedimento giudiziario avviato, mantengono alta l’attenzione su una pratica aziendale che, sebbene venga presentata come strumento di prevenzione delle perdite, viene contestata per le sue modalità e per le conseguenze che può avere sulla vita lavorativa delle persone, specialmente di quelle prossime al termine della carriera.
Il percorso giudiziario come unica via per la definizione
Con il fallimento della mediazione prefettizia, la definizione della vertenza passa necessariamente attraverso le aule del tribunale, dove sarà valutata la legittimità del provvedimento di licenziamento emesso dalla Pam. La causa si concentrerà sull’analisi della correttezza e proporzionalità della sanzione applicata in relazione al cosiddetto test, un espediente che simula un tentativo di furto per mettere alla prova la diligenza del cassiere. L’esito di questo iter legale, oltre a determinare il futuro professionale di Fabio Giomi, potrebbe offrire un precedente significativo per casi analoghi, delineando i confini di applicabilità di simili metodologie di controllo nel contesto dei rapporti di lavoro.




