L'influenza K dilaga: sintomi fino a tre settimane, medici esortano a vaccinarsi

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Salute Redazione Salute   -   Una patologia particolarmente insidiosa, la cosiddetta influenza K, sta tenendo sotto scacco circa sette milioni e mezzo di italiani, i quali, costretti a letto da febbre alta e da una tosse insistente, vedono i propri malanni prolungarsi per un tempo inusitato. I sintomi, difatti, arrivano a persistere anche per tre settimane, un periodo triplo rispetto alle forme influenzali a cui si è più abituati, a causa di una maggiore capacità del virus di eludere le difese immunitarie. Si tratta di una condizione che, mentre nelle persone vaccinate si manifesta in genere in modo più blando, in quelle sprovviste del presidio può portare a complicazioni respiratorie serie, trasformando quella che molti considerano una banale stagionale in un vero e proprio calvario.

L'allarme dai territori e il carico sugli ospedali

La pressione sui servizi sanitari, come è facile immaginare, è diventata tangibile in ogni parte del paese, dagli studi dei medici di famiglia, ormai stracolmi di pazienti, fino ai pronto soccorso degli ospedali, presi d'assalto soprattutto da bambini e anziani. In Irpinia, per esempio, la situazione è stata definita dai camici bianchi come emergenziale, con il presidente dell'Ordine dei medici di Avellino che, senza mezzi termini, ha sottolineato come i casi di polmonite e broncopolmonite stiano aumentando in maniera preoccupante. “La variante K dell’influenza sta dando notevoli problemi, soprattutto alle persone non vaccinate”, ha dichiarato Francesco Sellitto, il quale, rivolgendosi a chi ancora può farlo, ha lanciato un appello chiaro a ricorrere alla vaccinazione, ricordando che chi si è già protetto raramente finisce per aver bisogno del ricovero in ospedale.

Il picco atteso e la situazione nelle province

Analoghi segnali di allerta giungono da altre regioni, come nel ferrarese, dove gli esperti confermano di essere nel pieno del picco epidemico, le cui settimane più critiche sono proprio quelle in corso. L’infettivologo Massimo Crapis, coordinatore della Rete malattie infettive dell’Ausl locale, ha spiegato che l’impatto sui reparti è già significativo e destinato a crescere, con i ricoveri legati all'influenza che mettono a dura prova la capacità di risposta del sistema. Un quadro, quello tracciato dagli specialisti, che lascia poco spazio a dubbi: la circolazione virale è intensa e il suo passaggio, per molti, non è affatto indolore.

L'importanza dei presidi di prevenzione

La durata eccezionale dei sintomi, che include spesso una stanchezza profonda e problemi respiratori persistenti, rappresenta dunque il tratto distintivo di questa ondata, spingendo gli operatori sanitari a ribadire con forza l'utilità degli strumenti di prevenzione a disposizione. Sebbene per alcuni possa essere ormai tardi, per una fetta ancora ampia della popolazione il ricorso al vaccino resta la strada maestra per attenuare la forza del contagio e scongiurare le evoluzioni più gravi della malattia, alleggerendo nel contempo il carico su ambulatori e strutture di ricovero, molti dei quali già operano al limite della propria capacità.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.