Influenza, perché vaccinarsi ora è la scelta più ragionevole
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Redazione Salute
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I virus respiratori, che puntuali si presentano con l’arrivo dei primi freddi, stanno iniziando la loro consueta circolazione, sebbene il picco dei contagi – quello che solitamente si registra nel cuore dell’inverno – sia ancora lontano. Proprio questa distanza dall’acme epidemico costituisce il momento più opportuno per prendere in considerazione la vaccinazione, un gesto che, per molti, si traduce in una semplice settimana di disturbi sopportabili, mentre per altri rappresenta una barriera essenziale contro esiti ben più severi. Non tutti, infatti, sperimentano l’influenza nella sua forma blanda, caratterizzata da mal di gola intenso, congestione nasale, febbre elevata e dolori muscolari che il sistema immunitario riesce a debellare senza strascichi; per una parte della popolazione, il virus può aggravare condizioni di salute già precarie, legate a patologie pregresse, fino a condurre a conseguenze letali.
I soggetti per cui la vaccinazione è un presidio necessario
Sono già partiti, dai medici di famiglia, gli avvisi rivolti ai propri assistiti per aderire alla campagna di immunizzazione. La raccomandazione, come sottolineato dagli esperti, è forte per gli over 65, per i bambini e i ragazzi fino alla maggiore età, nonché per le donne in stato di gravidanza. A costoro si aggiungono tutti coloro che sono considerati soggetti fragili, una categoria molto ampia che comprende persone affette da malattie croniche, e gli operatori sanitari, il cui ruolo li porta a stretto contatto con le persone più vulnerabili. La Regione Lombardia, ad esempio, ha esteso la gratuità del vaccino a tutta la popolazione, agevolando le modalità di prenotazione attraverso il medico curante, le farmacie o il portale dedicato.
I tempi tecnici per lo sviluppo delle difese immunitarie
La campagna vaccinale in Lombardia ha presendo il via ormai da diverse settimane, con un avvio ufficiale fissato al primo di ottobre e l’offerta gratuita generalizzata partita poco dopo. È fondamentale comprendere che la protezione non è immediata: il professor Massimo Ciccozzi, epidemiologo del Policlinico Campus Bio-Medico di Roma, spiega come l’organismo necessiti di un lasso di tempo di circa quindici giorni dopo l’inoculazione per costruire una risposta immunitaria robusta contro il virus. Per questo, aspettare che i casi inizino a moltiplicarsi in maniera esponenziale significa ridurre notevolmente l’efficacia della strategia preventiva.
Le possibili complicanze per le categorie a rischio
Il pericolo maggiore, per anziani, bambini piccoli e individui con patologie di base, non risiede tanto nell’infezione influenzale in sé, quanto nelle sue complicanze, che possono manifestarsi a carico dell’apparato respiratorio. Tra di esse, si annoverano bronchiti, riacutizzazioni di asma preesistente e polmoniti, condizioni cliniche che richiedono spesso ospedalizzazione e che possono mettere a serio repentaglio la vita del paziente. Vaccinarsi precocemente, quindi, prima che il virus diventi ampiamente circolante, rappresenta l’unico strumento veramente efficace per scongiurare questi rischi, permettendo al sistema immunitario di essere pronto al momento del reale confronto con l’agente patogeno.




