Il conflitto si allarga: Israele elimina il capo dell'intelligence iraniana e Teheran risponde con missili a grappolo su Tel Aviv

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Medio Oriente, lungi dal ricomporSI in una tregua, conosce una pericolosa estensione dopo l'uccisione, da parte di Israele, di un’altra figura chiave dell'apparato di sicurezza della Repubblica Islamica. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha annunciato in una nota ufficiale che le sue forze hanno “eliminato” il ministro dell'Intelligence iraniano, Esmail Khatib, un'operazione che segue di poche ore la conferma della morte di Ali Larijani, segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e considerato da molti analisti, come riportano alcune agenzie internazionali, una sorta di architetto della strategia di sopravvivenza del regime. L'azione, hanno chiarito Katz e il premier Benjamin Netanyahu, si inserisce in una direttiva che autorizza le forze di difesa israeliane a colpire “qualsiasi alto funzionario iraniano” per il quale si chiuda il cerchio operativo e informativo, senza necessità di ulteriori approvazioni. Una strategia, questa, che alcuni osservatori hanno definito di “guerra di contro-regime”, volta a smantellare l'architettura politico-militare di Teheran.

La risposta dell'Iran non si è fatta attendere ed è apparsa subito di una violenza inedita, sia per la tipologia di armamenti impiegati sia per il bersaglio colpito. Decine di missili, lanciati nella notte e dotati di testate a grappolo, hanno superato in parte le maglie del sistema di difesa aerea israeliano, l’Iron Dome, seminando morte e distruzione nell’area metropolitana di Tel Aviv. La scelta di utilizzare munizioni a grappolo, ordigni che si aprono in volo per disperdere decine di submunizioni su un'area estesa, ha reso particolarmente complessa l'opera di intercettazione: come spiegano gli esperti, una volta che il missile madre si separa dai sottordigni nell'atmosfera, l'intercettazione diventa quasi impossibile. Uno di questi, secondo quanto ricostruito dai media internazionali, ha centrato un edificio residenziale a Ramat Gan, sobborgo di Tel Aviv, causando il crollo del soffitto di un appartamento e uccidendo una coppia di anziani, entrambi sulla settantina, che si trovava all'interno.

L’orrore delle bombe a grappolo e l’accusa di crimine di guerra

Il portavoce delle Forze di Difesa israeliane, Nadav Shoshani, non ha usato mezzi termini nel commentare l'attacco, definendo l'uso di tali ordigni contro aree densamente popolate “equivalente al lancio di dozzine di razzi contro civili” e configurante, a suo dire, “un crimine di guerra da parte del regime iraniano”. Le immagini giunte dalla città mostrano il cratere aperto nel tetto dell'abitazione e i danni riportati anche dalla vicina stazione ferroviaria, centrata da alcuni frammenti. Le autorità locali hanno confermato che i servizi ferroviari hanno subito interruzioni a causa dell'impatto delle schegge sui binari.

Fonti militari israeliane, citate da agenzie di stampa, hanno fornito ulteriori dettagli tecnici sulle armi impiegate: ogni testata a grappolo conteneva 24 submunizioni, caricate con un quantitativo di esplosivo variabile tra i due e i cinque chilogrammi l'una. Queste si sarebbero separate dal vettore principale a un'altitudine compresa tra i 7 e i 10 chilometri, piovendo poi su un'area vasta. La loro potenza esplosiva, pur paragonabile a quella di una bomba a mano, è micidiale per chiunque si trovi nel raggio d'azione, specialmente in un contesto urbano. Il nuovo leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, ha già replicato attraverso un messaggio su Telegram, promettendo che “ogni goccia di sangue versata sarà vendicata” e che i “criminali” responsabili dell'uccisione dei suoi martiri subiranno presto la giusta punizione, in una spirale di minacce che non sembra conoscere attenuazioni.

La posizione di Washington e la situazione in Europa

Sullo sfondo di queste drammatiche operazioni militari, si staglia la posizione della Casa Bianca. Donald Trump, tornato alla presidenza degli Stati Uniti, ha espresso tutto il suo disappunto per la mancata coesione degli alleati occidentali di fronte all'escalation. In un messaggio sul suo social network, Truth Social, il presidente ha tuonato contro i partner che si sarebbero sostanzialmente defilati, rifiutando di partecipare a missioni di scorta alle petroliere nel vitale Stretto di Hormuz, attraverso cui transita una percentuale significativa del petrolio mondiale. “Non abbiamo bisogno dell'aiuto di nessuno”, ha dichiarato con la consueta enfasi Trump, ribadendo un approccio unilateralista che caratterizza la sua politica estera.

Mentre il Medio Oriente brucia, altri fatti di cronaca hanno segnato la giornata. A Venezia, un vasto incendio è divampato questa mattina dal tetto del padiglione della Serbia ai Giardini della Biennale. Le fiamme, alimentate dal forte vento di scirocco che soffia in laguna, hanno reso complessa l'opera di spegnimento da parte dei vigili del fuoco, intervenuti con diverse squadre via terra e con pattuglie della polizia locale via acqua. Dalle prime informazioni raccolte, il rogo avrebbe danneggiato principalmente la copertura esterna, senza intaccare gli arredi interni, le opere esposte o le strutture adiacenti, ma la colonna di fumo nero è stata visibile per ore su gran parte della città storica.

Caccia all'uomo a Reggio Calabria e il commiato dell'Atalanta dall'Europa

A Reggio Calabria, le forze dell'ordine sono impegnate nella ricerca di un pirata della strada che, nella notte, ha travolto e ucciso una giovane donna di 29 anni mentre stava attraversando la carreggiata. L'impatto, avvenuto intorno alle tre, è stato fatale per la vittima. La polizia locale sta ora vagliando le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per risalire all'identità del conducente e al veicolo coinvolto, in una caccia all'uomo che tiene con il fiato sospeso la città calabrese.

Chiude il quadro sportivo la sconfitta dell'Atalanta a Monaco di Baviera. I bergamaschi, reduci da un pesante 6-1 all'andata, sono stati nuovamente travolti dal Bayern Monaco per 4-1 all'Allianz Arena, salutando così la Champions League. Nonostante il risultato, circa quattromila tifosi atalantini hanno seguito la squadra in Germania, sostenendola nonostante le difficoltà e uno sciopero dei trasporti locali che ha reso ancor più complicato il loro pellegrinaggio verso lo stadio. Il tecnico Raffaele Palladino, a fine partita, ha riconosciuto la netta superiorità degli avversari, definiti forse la migliore squadra d'Europa in questo momento, in una disamina onesta che evidenzia il divario, ancora esistente, tra la realtà italiana e le corazzate continentali.

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