Tensione Roma-Mosca, Tajani: espulso addetto militare italiano, è una plateale ritorsione
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Redazione Esteri
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La crisi diplomatica tra Italia e Russia si inasprisce con un nuovo, atteso colpo di scena che rischia di compromettere ulteriormente i già fragili canali di comunicazione tra i due Paesi. A dieci giorni esatti dall'espulsione dall'Italia di due addetti militari russi, accusati di attività di spionaggio ai danni della sicurezza nazionale, la Federazione Russa ha risposto con la stessa moneta, colpendo direttamente il personale della nostra rappresentanza militare a Mosca.
L'annuncio di Tajani e la denuncia di una ritorsione senza motivo
La notizia è stata resa nota dal Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, che attraverso un post sul social network X ha parlato di un atto "plateale" e privo di giustificazione. Secondo quanto riferito dal titolare della Farnesina, le autorità russe hanno notificato l'espulsione dell'addetto militare italiano in servizio presso l'ambasciata a Mosca e di uno dei suoi più stretti collaboratori, senza fornire alcuna motivazione ufficiale che possa giustificare un provvedimento così grave.
Tajani ha sottolineato come la decisione di Mosca si configuri come una "palese ritorsione" per l'allontanamento dall'Italia dei due militari russi, i quali, a differenza dei nostri connazionali, erano stati colti in flagranza mentre svolgevano operazioni di intelligence ai danni del nostro Paese.
La vicenda dei due addetti russi e la risposta del Cremlino
La vicenda affonda le sue radici nei primi giorni di luglio, quando il governo italiano decise di espellere due ufficiali dell'esercito russo che gravitavano intorno all'ambasciata di Roma. Gli stessi erano stati sorpresi in atteggiamenti inequivocabili riconducibili a pratiche di spionaggio militare, circostanza che aveva portato le autorità italiane a dichiararli "personae non gratae" e a intimarne la partenza immediata dal territorio nazionale.
Una mossa decisa, quella di Roma, che però era stata immediatamente messa in conto dal Cremlino come un atto ostile a cui sarebbe seguita una inevitabile replica. Il portavoce del presidente Putin, Dmitry Peskov, aveva già all'epoca paventato una risposta "adeguata" senza specificare né tempi né modi, alimentando un'inevitabile attesa sulle possibili ripercussioni per il personale diplomatico italiano.
Il provvedimento di espulsione dei due nostri connazionali, arrivato a distanza di dieci giorni, rappresenta quindi il compimento di quella promessa, trasformando una tensione latente in uno scontro diplomatico aperto e dichiarato.
Le reazioni della Farnesina e il clima di scontro diplomatico
La dura presa di posizione di Antonio Tajani, che ha parlato apertamente di "atto di plateale ritorsione senza motivo", lascia trapelare tutto il disappunto del governo italiano di fronte a una mossa considerata sproporzionata.
La differenza sostanziale tra i due episodi, come evidenziato dallo stesso ministro, risiede nella natura degli addebiti: mentre i due militari russi erano stati sorpresi in flagrante mentre raccoglievano informazioni sensibili per conto di Mosca, ai nostri due connazionali non viene contestata alcuna azione illecita o comunque lesiva della sicurezza della Federazione Russa. Una disparità di trattamento che, agli occhi di Roma, rende l'espulsione non solo ingiustificata, ma anche gravemente dannosa per il mantenimento di un dialogo minimo tra le due capitali.
La Farnesina, nei prossimi giorni, potrebbe valutare ulteriori iniziative per tutelare il personale diplomatico e militare italiano all'estero, anche se al momento non sono state annunciate contromisure immediate che possano innescare una nuova, pericolosa escalation. Il clima che si respira tra i due Paesi è ormai quello di una reciproca diffidenza, dove le azioni di intelligence, abituali nei rapporti tra Stati anche alleati, vengono punite con una durezza che lascia presagire un lungo inverno nelle relazioni bilaterali.
Il precedente delle espulsioni e lo stato dei rapporti bilaterali
Non è la prima volta che Italia e Russia si scambiano colpi in questo delicato settore: già in passato, soprattutto in concomitanza con le crescenti tensioni legate al conflitto in Ucraina, si erano verificati episodi analoghi che avevano portato all'allontanamento reciproco di diplomatici e tecnici militari. Tuttavia, l'attuale scambio di espulsioni arriva in un momento storico particolarmente delicato, segnato da una guerra ai confini dell'Europa che ha reso il tema della sicurezza nazionale e del contrasto allo spionaggio una priorità assoluta per i governi occidentali.
L'Italia, pur mantenendo una posizione ufficialmente allineata con i partner Nato e con l'Unione Europea, ha sempre cercato di preservare canali di comunicazione aperti con Mosca, nella speranza di poter giocare un ruolo di facilitatore in eventuali futuri negoziati di pace. Una speranza che, dopo questo ennesimo incidente diplomatico, sembra però allontanarsi, relegando il rapporto bilaterale a una fredda gestione delle inevitabili incombenze burocratiche tra le ambasciate.
La decisione di Tajani di rendere pubblica la vicenda attraverso un post social, piuttosto che con i tradizionali canali diplomatici riservati, testimonia la volontà di mettere in piazza quella che viene percepita come una provocazione immotivata, con l'obiettivo di ottenere un sostegno internazionale contro quella che appare come una pratica intimidatoria da parte del Cremlino.
Le prossime ore saranno decisive per capire se la tensione rimarrà confinata a questo scambio di colpi o se assisteremo a un progressivo deterioramento di tutti i rapporti di collaborazione, a partire da quelli nel settore della difesa e della sicurezza.




