Tensione Roma-Mosca, Tajani: "Espulso addetto militare italiano, ritorsione ingiustificata"
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Redazione Esteri
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La crisi diplomatica tra Italia e Russia si è aggravata nelle ultime ore con l'espulsione da Mosca dell'addetto militare italiano e di un suo collaboratore, una decisione che il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, non ha esitato a definire una "plateale ritorsione senza alcun motivo".
Il provvedimento, comunicato all'incaricato d'affari italiano convocato al Ministero degli Esteri russo nella mattinata di oggi, rappresenta la risposta del Cremlino all'allontanamento dall'Italia, avvenuto lo scorso 9 luglio, di due addetti militari russi accusati di attività di spionaggio ai danni della sicurezza nazionale.
L'annuncio di Mosca e la reazione di Tajani
La portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, citata dall'agenzia Ria Novosti, ha confermato la natura della contromossa definendola espressamente come una "misura di ritorsione" nei confronti di quanto accaduto a luglio, quando i due diplomatici russi erano stati sorpresi in flagrante mentre, secondo le accuse formulate da Roma, stavano svolgendo attività di spionaggio. Zakharova ha dunque ricollegato l'atto odierno alla precedente espulsione disposta dal governo italiano, sottolineando la volontà di Mosca di rispondere con un gesto di pari misura.
Nel merito della decisione russa, il vicepremier e titolare della Farnesina, Antonio Tajani, ha voluto rendere pubblica la posizione del governo attraverso un comunicato diffuso sulla piattaforma X, nel quale ha stigmatizzato con particolare durezza l'iniziativa di Mosca. Tajani ha parlato di un atto ingiustificato che colpisce un membro del corpo diplomatico italiano senza che sussistano motivazioni valide a sostegno di tale iniziativa, ribadendo come l'espulsione dei due agenti russi dall'Italia fosse stata invece conseguenza di un'attività illecita e comprovata.
Il caso di spionaggio che ha innescato la crisi
Per comprendere le ragioni che hanno portato a questa escalation, è necessario ricostruire quanto avvenuto nei mesi scorsi quando la Procura di Roma, in collaborazione con i Carabinieri del ROS, aveva avviato un'indagine articolata che ha fatto luce su una rete di spionaggio interna. Le indagini, tuttora in corso, hanno portato all'arresto di due ex agenti dei servizi segreti italiani, mentre altri quattro indagati hanno ricevuto misure interdittive.
È in questo contesto che si inseriva l'espulsione dei due diplomatici russi, i quali, nelle intenzioni della magistratura italiana, avrebbero cercato di reclutare cittadini italiani per ottenere informazioni coperte da segreto di Stato. Tajani, all'epoca dei fatti, aveva spiegato che i due addetti militari erano stati colti in flagrante mentre svolgevano attività di spionaggio a danno della sicurezza nazionale, circostanza che aveva reso inevitabile la decisione del governo di dichiararli personae non gratae e di disporne l'allontanamento immediato dal territorio italiano.
Una tensione che si fa sempre più alta
La decisione di Mosca, pur ampiamente annunciata e in una certa misura preventivata negli ambienti diplomatici, arriva a undici giorni di distanza dall'espulsione dei due agenti russi e segna un nuovo, preoccupante capitolo nei rapporti bilaterali tra i due Paesi, già messi a dura prova dal perdurare del conflitto in Ucraina e dalle sanzioni occidentali contro la Federazione Russa.
L'addetto militare italiano a Mosca e il suo assistente, le cui generalità non sono state rese note, dovranno quindi lasciare la Russia entro i termini stabiliti dalle autorità locali, in un clima che appare sempre più teso e che difficilmente potrà registrare un rapido miglioramento. L'incaricato d'affari italiano, convocato al ministero degli Esteri russo per ricevere la notifica formale del provvedimento, ha preso atto della decisione che, nelle parole del ministro Tajani, si configura come una ritorsione che non ha alcuna giustificazione sul piano dei fatti.
La Farnesina, da parte sua, non ha annunciato per il momento ulteriori contromisure, ma il tono utilizzato dal ministro lascia intendere che la vicenda potrebbe avere ripercussioni sull'intero quadro delle relazioni diplomatiche tra Roma e Mosca, già segnate da crescenti incomprensioni e da una diffidenza reciproca che sembra ormai consolidata.




