Sabato di sangue a nord di Napoli, due omicidi di camorra in poche ore: ad Arzano ucciso il fratello di un affiliato al clan 167, a Marano trucidato un ottantenne legato ai Nuvoletta
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Redazione Interno
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La tensione nell’area nord di Napoli è tornata a livelli che non si registravano da tempo, con due agguati mortali consumatisi nel giro di poche ore e con modalità che riportano alla mente le pagine più buie della guerra di camorra. Se il primo episodio, avvenuto nella tarda mattinata di ieri a Marano, ha visto l’esecuzione di un ottantenne con legami di parentela con la storica famiglia Nuvoletta, il secondo, messo a segno in prima serata ad Arzano, ha stroncato la vita di un uomo di 49 anni, Armando Lupoli, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto vicino a ciò che resta del clan noto come “167”. Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, procedono senza sosta, ma al momento gli inquirenti, pur non escludendo collegamenti, tendono a mantenere distinti i due fascicoli, concentrandosi sulle singole dinamiche e sui rispettivi contesti criminali.
Erano circa le 18.30 quando in via Mazzini ad Arzano, una strada solitamente trafficata all’ora di punta, due sicari in sella a uno scooter hanno affiancato una Peugeot 3008. Alla guida c'era Armando Lupoli, e accanto a lui sedeva la moglie, rimasta miracolosamente illesa nello svolgersi della furia omicida. I killer, con il volto coperto dai caschi integrali, hanno esploso una prima raffica di colpi, probabilmente ferendo l’obiettivo. Lupoli, come riportano le ricostruzioni dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna intervenuti sul posto, ha tentato una disperata fuga in auto, accelerando nel traffico per seminare i propri aguzzini. La reazione, tuttavia, è stata vana: lo scooter lo ha raggiunto dopo poche decine di metri, e i sicari hanno esploso una seconda serie di colpi d’arma da fuoco, questa volta mirati alla testa e letali. Il 49enne, soccorso dal 118, è stato trasportato in codice rosso all’ospedale di Frattamaggiore, dove è deceduto poco dopo il ricovero a causa della gravità delle ferite riportate. Il profilo della vittima, come emerso dalle prime verifiche, si inserisce in un quadro di scontro in atto sul territorio di Arzano, da tempo teatro di frizioni tra le nuove leve di un clan, quello del “167”, che era stato decimato da un'importante operazione delle forze dell'ordine circa un anno fa.
Poche ore prima, a Marano, la scena del crimine si era materializzata in via Svizzera, all’angolo con corso Europa. Qui, in piena mattinata, Castrese Palumbo, un ottantenne del luogo, è stato freddato mentre si trovava alla guida della sua Toyota Yaris. Secondo la ricostruzione degli investigatori, un commando si è avvicinato all’auto e ha aperto il fuoco senza esitazione: sul selciato sono stati rinvenuti almeno dodici bossoli calibro 9, sei dei quali hanno raggiunto la testa dell’uomo, rendendo vano qualsiasi tentativo di fuga o di difesa. Palumbo, pregiudicato per traffico di stupefacenti e associazione mafiosa, era considerato un elemento storicamente legato al clan Nuvoletta, e le indagini hanno già accertato un legame familiare significativo: la vittima era il nonno di Aurelio Taglialatela, il giovane condannato a 17 anni e 4 mesi per l’omicidio di Corrado Finale, il ventenne investito volontariamente con uno scooter nel settembre del 2024 al termine di una lite. Un particolare, questo, che aggiunge un ulteriore tassello a una matassa investigativa che i carabinieri stanno cercando di dipanare anche attraverso le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona.
La reazione del prefetto e il rafforzamento dei controlli sul territorio
Di fronte alla recrudescenza della violenza, che ha visto susseguirsi due omicidi in meno di dodici ore in comuni limitrofi, la prefettura di Napoli ha immediatamente valutato la situazione. Il prefetto, nel commentare i fatti, ha voluto lanciare un messaggio chiaro circa la presenza dello Stato, dichiarando senza ambiguità che "lo Stato non arretra" di fronte a queste manifestazioni di brutalità criminale. In risposta agli eventi, i carabinieri del Comando provinciale hanno già intensificato i controlli nell’area, con posti di blocco e perquisizioni mirate volte a setacciare il territorio palmo a palmo per arginare eventuali ripercussioni e raccogliere elementi utili alle indagini. L’attenzione degli investigatori si concentra ora sulla verifica di eventuali sovrapposizioni tra le due vicende, anche se la pista più battuta, al momento, resta quella di due episodi autonomi, sebbene entrambi sintomatici di un’area, quella a nord di Napoli, in cui l’equilibrio criminale appare sempre più precario.
Le dinamiche degli agguati e il profilo delle vittime
Se l’omicidio di Marano presenta i tratti di una vera e propria esecuzione pianificata, con una raffica di proiettili calibro 9 esplosa contro un uomo solo in auto, quello di Arzano si distingue per la sua ferocia e per la presenza, accanto alla vittima, della moglie. I killer, incuranti del traffico e della folla, non hanno esitato a inseguire Lupoli per diversi metri, dimostrando una determinazione assoluta nel portare a termine il loro proposito. I carabinieri, che hanno acquisito le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, stanno cercando di risalire all’identità dei due sicari e al modello dello scooter utilizzato per la fuga, elementi che potrebbero rivelarsi fondamentali per incrociare i dati con altri episodi violenti registrati negli ultimi mesi. La stessa area di Arzano, del resto, era già stata teatro di un agguato poche settimane fa, quando Rosario Coppola, un imbianchino senza legami con la criminalità, era stato ucciso per errore perché somigliante a un killer della zona, un episodio che aveva già fatto temere un’escalation di tensione.
Le indagini della Dda e la situazione criminale nell’hinterland
La Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, con i pm Maria Sepe per l’omicidio di Marano e i colleghi della procura ordinaria per quello di Arzano (almeno in attesa di eventuali connessioni con contesti mafiosi), segue con la massima attenzione gli sviluppi. Ciò che emerge con chiarezza è la fragilità di un territorio, quello a nord di Napoli, dove vecchie e nuove leve si contendono spazi di influenza. Se a Marano il movente potrebbe essere ricondotto a vecchie ruggini interne o a vicende familiari, come la condanna del nipote, ad Arzano l’ipotesi prevalente è quella di un riassetto interno a ciò che rimane del gruppo “167”, un’organizzazione che, nonostante i duri colpi inferti dalla magistratura e dalle forze dell’ordine, continua a esprimere una violenza sorda e spietata. I prossimi giorni saranno cruciali per capire se si tratti di episodi isolati o dell’inizio di una nuova e più estesa conflittualità.




