Sabato di sangue nel Napoletano: dopo Marano, un agguato ad Arzano uccide Armando Lupoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un pomeriggio di violenza inaudita, che sembra riecheggiare le cronache dei periodi più bui della criminalità organizzata, ha scosso la provincia a nord di Napoli. A distanza di poche ore dall'omicidio di un ottantenne a Marano, legato da vincoli di parentela al clan Nuvoletta, un secondo agguato è andato in scena nel cuore di Arzano, seminando il panico tra i passanti e gli automobilisti che in quel momento si trovavano imbottigliati nel traffico.

Secondo una prima e serrata ricostruzione operata dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, la vittima designata, Armando Lupoli, un 39enne del luogo con un profilo già noto alle forze dell'ordine e ritenuto vicino agli ambienti di quello che resta del cosiddetto "clan 167", stava percorrendo via Mazzini a bordo della sua auto, una Peugeot 3008, probabilmente di ritorno da Casavatore. È stato a quel punto, in mezzo al fluire convulso delle macchine, che uno scooter con a bordo due persone - entrambe con il casco integrale calato sul volto - gli si è affiancato, e il passeggero ha esploso i primi colpi d'arma da fuoco.

Ferito ma ancora cosciente, Lupoli ha tentato una disperata manovra di fuga: ha premuto sull'acceleratore nel tentativo di seminare i killer e mettersi in salvo, infilandosi tra le auto in coda. Un tentativo, questo, che si è rivelato vano. I sicari, con determinazione spietata, lo hanno raggiunto dopo poche decine di metri e hanno esploso una seconda raffica di proiettili, che questa volta lo hanno colpito mortalmente alla testa, non lasciandogli scampo. Nell'abitacolo, accanto a lui, c'era la moglie, rimasta fisicamente illesa ma testimone oculare di una esecuzione sommaria consumatasi in pochi, drammatici secondi.

Soccorso dal personale del 118, Lupoli è stato trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell'ospedale di Frattamaggiore, ma il suo, già raggiunto da molti colpi in diverse parti, è giunto cadavere in struttura, lasciando ai medici solo l'amaro compito di constatarne il decesso.

Sul luogo del duplice agguato, gli inquirenti hanno lavorato sino a tarda sera per cristallizzare ogni possibile traccia e acquisire le immagini dei sistemi di videosorveglianza, privati e pubblici, nella speranza di poter ricostruire la dinamica millimetrica dell'accaduto e, soprattutto, di risalire all'identità dei due killer in sella allo scooter. La dinamica, identica in entrambi i fatti di sangue di questa giornata, ha portato gli investigatori a chiedersi se si tratti di una micidiale coincidenza temporale o se, invece, i due omicidi non siano collegati da un disegno criminale più ampio e complesso, magari legato a nuovi assetti di potere o a vecchie ruggini mai sopite nei territori di Marano e Arzano.

Il profilo della vittima e un contesto di tensione

La figura di Armando Lupoli, per gli inquirenti, non era certo quella di un outsider. La sua vicinanza al clan della “167” di Arzano era un elemento noto, e il suo stesso cognome - è fratello di un pregiudicato affiliato al sodalizio e da poco tornato in libertà - lo poneva al centro di un crocevia di relazioni pericolose. La sua morte, al di là della ferocia dell'esecuzione, si inserisce in un clima di crescente allarme sociale per il territorio di Arzano, un comune che negli ultimi mesi è tornato a essere teatro di sanguinosi regolamenti di conti. Appena un mese fa, sempre in via Mazzini, era stato ucciso Rosario Coppola, un imbianchino di 52 anni finito tragicamente nel mirino dei killer per un errore di persona: la sua somiglianza con un killer della zona lo ha condannato a morte, una vicenda che aveva già sollevato il velo su una criminalità che non esita a sparare sulla folla pur di centrare il proprio bersaglio.

L'ombra dei Nuvoletta e il massacro di Marano

La mattina dello stesso sabato, a Marano di Napoli, la scena era stata se possibile ancora più agghiacciante per numero di colpi esplosi. Castrese Palumbo, un 80enne conosciuto nell'ambiente con il soprannome di “'o Svitapierno” e da tempo inserito nei ranghi del clan Nuvoletta, è stato crivellato di colpi mentre era alla guida della sua Toyota Yaris all'incrocio tra via Svizzera e corso Europa. Un commando, molto probabilmente a bordo di uno scooter anche in questo caso, lo ha affiancato e ha fatto fuoco senza esitazione. Sul selciato, i carabinieri hanno recuperato una dozzina di bossoli calibro 9, sei dei quali avevano raggiunto Palumbo alla testa, rendendo l'esecuzione immediata e inappellabile. La figura di Palumbo, legata a doppio filo alla storia del defunto boss Lorenzo Nuvoletta, e i recenti lutti familiari che lo hanno visto piangere la morte del figlio Giuseppe, suicida in carcere anni fa, e assistere alla condanna del nipote Aurelio Taglialatela per omicidio, dipingono il ritratto di una famiglia segnata da un destino di sangue che oggi si è compiuto con la sua uccisione.

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