Bimba rapita a Cosenza, la pista della talpa nella clinica
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Redazione Interno
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L'inchiesta sul rapimento della neonata a Cosenza si arricchisce di nuovi dettagli, puntando ora su una possibile talpa all'interno della clinica Sacro Cuore. Rosa Vespa, la donna arrestata per il sequestro, avrebbe falsificato documenti e analisi cliniche grazie all'aiuto di un complice interno, ottenendo ecografie, test di gravidanza e persino un foglio di dimissioni. Questi documenti, mostrati al marito Moses Omogo Chiediebere, hanno permesso a Rosa di simulare una gravidanza e un parto inesistenti.
Le chat di WhatsApp tra Rosa e Moses, riportate da Quarto Grado, rivelano come la donna abbia ingannato il marito, facendogli credere di essere realmente incinta e di aver partorito. Moses, arrestato e poi scarcerato, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, sostenendo di non sapere nulla del rapimento. Anche Rosa ha affermato di aver agito da sola, assumendosi la responsabilità esclusiva di quanto accaduto.
Il legale di Rosa, Teresa Gallucci, ha dichiarato che la sua assistita non è una criminale e che non voleva fare del male a nessuno. La piccola Sofia, secondo Rosa, non è mai stata in pericolo. Tuttavia, il gip cosentino ha confermato la custodia cautelare per la donna, mentre il marito è stato scarcerato, convinto anche lui che la moglie fosse davvero incinta.
Durante l'irruzione della polizia nella casa di Castrolibero, Moses ha scoperto che la neonata coricata in culla non era un maschietto, come gli era stato detto, ma una bambina. La moglie, scoppiata in lacrime, non è riuscita a offrire una spiegazione.




