Moviola Parma-Roma, il rigore al 101' e quel pallone gettato via: Chiffi perde le redini di un match già incandescente
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Redazione Sport
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La direzione arbitrale di Chiffi, fischietto veneto da una stagione complicata e fin qui complessivamente insufficiente, ha riacceso i riflettori su un episodio destinato a fare discutere a lungo: il contatto su Rensch, quello che al minuto 101 – l’ora legale del calcio moderno, dove il recupero sembra non finire mai – si è trasformato in un rigore pesantissimo per la Roma. Ma sarebbe riduttivo, quasi fuorviante, limitare l’analisi a quella singola decisione dal dischetto, perché la sensazione, guardando indietro ai novanta minuti più le frazioni finali, è che il direttore di gara non abbia mai davvero tenuto il controllo della partita. Basti pensare a un episodio minore, solo in apparenza, come quello di Almqvist che getta un secondo pallone in campo mentre la Roma stava battendo una rimessa laterale: un gesto di perdita di tempo lampante, una di quelle furbizie da vecchio calcio che andrebbero punite con più fermezza, e che invece è rimasto lì, come un sintomo di un’arbitraggio che ha lasciato correre fin quasi al collasso.
Parapiglia e nervi: Ndicka furioso, Mancini trattenuto da Gasp
Il finale, va detto, è stato ad alta tensione, non soltanto per la rimonta e controrimonta che hanno trasformato una serata potenzialmente tranquilla – dopo l’1-0 di Malen si poteva pensare a una passeggiata – in un vero e proprio romanzo di formazione. Il Parma, nonostante una classifica già più che ottima e senza l’assedio della retrocessione, si è giocato ogni pallone con il coltello tra i denti, pressando alto e credendoci fino all’ultimo respiro, mentre la Roma scontava qualche errore di troppo nella gestione del vantaggio. E così, dopo il pareggio e il sorpasso dei ducali, la reazione giallorossa è arrivata tutta nel recupero, tra polemiche che i padroni di casa hanno definito “ingiustificate” ma che trovano un fondamento proprio nelle scelte di Chiffi e del suo collega al Var. A match terminato, il parapiglia è stato inevitabile: Ndicka, visibilmente furioso, ha cercato spiegazioni (o forse solo uno sfogo), mentre Mancini, scalpitante, è stato trattenuto da Gasp, in una ressa che ha restituito l’immagine di uno spogliatoio lasciato troppo solo dall’arbitro.
Quella palla persa in costruzione e la leggerezza del Parma
Se si riavvolge il nastro, però, non si può parlare solo di arbitri. Il primo tempo era stato combattuto, a fasi alterne: da una parte la Roma cercava la profondità, dall’altra il Parma provava a costruire dal basso con una sicurezza che poi è venuta meno nel momento decisivo. Il vantaggio romanista è nato da un errore marchiano nella costruzione ducale, quando Elphege e Troilo, in possesso del pallone, si sono letteralmente pestati i piedi a centrocampo, complici forse la tensione e un po’ di disattenzione. La palla è finita dritta sui piedi di Dybala, che senza pensarci due volte ha lanciato Malen: l’olandese, spietato, non ha perdonato. È stato il primo atto di una serata che ha visto il Parma rimontare, grazie a Keita, e poi venir rimontato a sua volta nel momento più dolce, con Rensch che prima firma il pareggio da uomo della Provvidenza e poi, con quell’incursione in area, si procura il penalty del 3-2 finale.
L’insostenibile leggerezza di Chiffi e la rabbia di Cuesta
Quanta rabbia, scriveva Luca Tegoni, e non si può dargli torto. A tre minuti da una vittoria che avrebbe profumato di impresa, il Parma cede non solo alle motivazioni di classifica della Roma – una squadra che insegue obiettivi ben diversi – ma anche e soprattutto alle incertezze arbitrali di un Chiffi che, anche in questo caso, ha lasciato fare al Var la parte del leone. La sensazione, spiace dirlo, è che ancora una volta sia stata la tecnologia a decidere la partita, non la presenza fisica e l’autorevolezza del direttore di gara. Cuesta, al termine, si è alterato in conferenza stampa, sempre rimanendo compostamente nei limiti, ma rivelando sentimenti da tifoso che raramente si vedono esprimere con tanta onestà da un professionista. Il Parma ha giocato a viso aperto, ha subito un gol evitabile su una palla persa in impostazione, ha avuto la forza di ribaltarla e poi l’ha vista ribaltata di nuovo: un copione già visto altre volte in questa stagione, con la differenza che stavolta l’arbitro, invece di mettere ordine, ha spalancato la porta alla confusione più totale.




