Parma-Roma, il rigore al 101' e quel braccio di Britschgi: la moviola di una notte da 104 minuti
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
La notte del Tardini si è chiusa oltre il centesimo minuto, un tempo così dilatato da sembrare sospeso, e dentro quella bolla di recupero la Roma ha ribaltato un copione che pareva già scritto. Sul 2-1 per i ducali, con il cronometro che divorava gli ultimi istanti di speranza, è accaduto ciò che molti definiscono "il fattore campo invertito": prima il pari di Rensch, al 94', poi la trasformazione dal dischetto di Malen al 101'. Ma se il risultato consegna tre punti pesantissimi ai giallorossi, la discussione tecnica verte quasi esclusivamente sul minutaggio finale e, in particolare, sulla genesi di quel penalty che ha scatenato la panchina del Parma e ben oltre.
Il contatto tra Rensch e Britschgi e l’on field review che ha cambiato tutto
L’episodio decisivo nasce da un cross morbido dalla destra: Devyne Rensch, entrato da pochi minuti, si inserisce in area alla ricerca del pallone aereo. Di fronte a lui, lo svizzero Britschgi lo accompagna in una schermaglia che dall’iniziale a corpo si trasforma in una trattenuta prolungata. L’arbitro Daniele Chiffi, in quella frazione di secondo, aveva letto la situazione come un fallo in attacco dell’olandese, indicando la punizione per il Parma. E qui si inserisce il protocollo VAR: Luca Mazzoleni, al monitor, lo ha richiamato per una revisione al campo, quella che in gergo si chiama "on field review". Rivedendo le immagini, Chiffi si è trovato di fronte a una dinamica chiara agli occhi degli ex arbitri: Rensch si libera del marcatore prendendo posizione, ma Britschgi lo cinge con un braccio, sbilanciandolo prima che possa concretamente impattare il pallone. Per il diritto calcistico, è una trattenuta punibile. Il responso del campo è stato quindi l’inversione della decisione: rigore e giallo per il difensore del Parma, poi diventato rosso per doppia ammonizione.
I piccoli episodi e la gestione “complicata” di una partita nervosa
La prestazione dell’arbitro veneto, a onor del vero, non è stata cristallina nemmeno prima di quei 104 minuti. Al di là del rigore discusso, la sensazione diffusa nelle cronache post-partita è che Chiffi abbia faticato a imbrigliare gli animi già dai primi spezzoni, come dimostra la mancata ammonizione per il parmense Almqvist, reo – secondo la ricostruzione degli addetti ai lavori – di aver ributtato in campo un pallone mentre la Roma stava battendo una rimessa laterale per perdere secondi preziosi. Sono i cosiddetti "falli di nervosismo", quelli che solitamente un direttore di gara esperto soffoca sul nascere con il cartellino nel taschino. A ciò si aggiungono i precedenti dubbi in area ducale: già nel primo tempo, un contrasto tra Valenti e Mancini aveva sollevato qualche richiesta di rigore da parte ospite, senza però che il Var (giustamente o meno) ritenessse di intervenire per un contatto giudicato contestuale al pallone.
Il 2-2 di Rensch e la scintilla della rimonta impossibile
Se il rigore ha chiuso la contesa, va però ricordato che senza il pareggio al 94' forse non ci sarebbe stato nemmeno il bisogno di discutere il penalty. La rete che ha riacceso la Roma è nata da una mischia in area: un pallone che si impenna, tocca il fianco di Mancini (un episodio che i ducali hanno contestato per un possibile braccio, ma che la normativa attuale non avrebbe punito in quanto non immediato o innaturale). Sulla respinta, Rensch ha calciato con l’estro del momento trovando l’angolo giusto per battere Suzuki. Un gol che ha rotto psicologicamente la resistenza parmense, costringendo Cuesta a rivedere i piani di una vittoria che sembrava saldissima.
La rabbia di Cuesta e l’ironia di Gasperini nel dopoguerra tecnico
Al triplice fischio, le due panchine hanno vissuto lo stesso finale con prospettive diametralmente opposte. L’allenatore del Parma, visibilmente alterato, ha parlato di una dinamica “molto ovvia” che l'Italia intera avrebbe visto, riferendosi non solo al contatto nella sua area ma anche a un precedente fischio (quello su Pellegrino) che, a suo dire, ha interrotto un’azione potenzialmente pericolosa per il 3-2 dei ducali. Dall’altra parte, Gasperini ha risposto con il sorriso, conscio che i tre punti portano la firma indelebile dei suoi attaccanti: Donyell Malen, caldissimo dal dischetto, e uno spirito di rimonta che ormai caratterizza questa Roma da gennaio in poi. Tra le polemiche, i cartellini e un recupero infinito, resta il dato bianco della classifica.




