Il quarto posto in zona Champions si decide al Var: la rimonta della Roma scatena la rabbia di Cuesta
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Redazione Sport
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Non bastava l’1-0 siglato da Malen nella prima frazione, né l’illusione ottica di una serata tranquilla che, a dirla tutta, al Tardini non capita quasi mai. La Roma, infatti, si è trovata prima risucchiata dal ritorno feroce del Parma – Strefezza e Keita avevano ribaltato il punteggio per i ducali – e poi ne è uscita grazie a una folle corsia di recupero gestita dall’olandese Devyne Rensch. L’esterno giallorosso, dopo aver ristabilito la parità al 94’, si è procurato tra le polemiche il calcio di rigore che, al 101’, Malen ha trasformato nel definitivo 3. Un’iniezione da tre punti che vale l’aggancio al Milan al quarto posto, l’ultimo attualmente utile per la prossima Champions League, approfittando del ko dei rossoneri nel posticipo contro l’Atalanta.
Il nervosismo esplode nel finale, Gasperini deve fare da paciere
Se il tabellino racconta di una rimonta da cardiopalma, il film delle immagini post-partita svela una tensione sfiorata davvero il punto di rottura. Che non fosse una gara qualunque lo si era capito già durante i novanta minuti, con interventi al limite e animi sempre surriscaldati, ma è stato dopo il triplice fischio che il campo si è trasformato in un ring. Evan Ndicka, visibilmente fuori di sé, è stato letteralmente trascinato via da quattro compagni – tra cui Gollini e Tsimikas – per evitare un contatto diretto con gli avversari. Ancora più calda la situazione intorno a Gianluca Mancini: il difensore, unico della rosa in diffida in vista di un eventuale derby, è stato bloccato fisicamente da Gian Piero Gasperini in persona e dal suo vice. Un’uscita prudente, quella del tecnico, motivata dalla consapevolezza che perdere la testa in quel frangente avrebbe potuto costare una squalifica pesantissima proprio nel momento più caldo della stagione.
Cuesta non ci sta: “Dinamica ovvia, il Parma merita rispetto”
A gettare benzina sul fuoco, però, ci hanno pensato le dichiarazioni a caldo dell’allenatore di casa. Carlos Cuesta, visibilmente alterato ma mai sopra le righe nei modi, ha puntato il dito contro la gestione arbitrale degli ultimi minuti, rivendicando il diritto del suo club a non essere penalizzato. “Sono molto orgoglioso dei miei ragazzi e dell’energia del pubblico – ha esordito, prima di cambiare registro – ma è ovvio quello che è successo. Lo ha visto tutto lo stadio, lo ha visto tutta Italia: il Parma merita rispetto”. Secondo Cuesta, esisterebbe “una dinamica molto ovvia dal 2-1 al 2-3” che non riguarderebbe solo il penalty concesso a Rensch, ma anche un fallo precedente su Pellegrino che, a suo avviso, è stato inspiegabilmente ignorato dal Var. Lo spagnolo ha anzi ricordato la sua onestà intellettuale in passato, quando fu lui stesso a smentire un rigore contro il Napoli, per sottolineare la presunta chiarezza dell’errore odierno.
Rensch decisivo sia in zona gol che in quella dei falli
Se ogni grande ribaltamento ha il suo artefice, quello firmato Roma porta la firma indelebile di Devyne Rensch. L’esterno offensivo, entrato nella ripresa, è stato il fattore che ha spezzato la resistenza ducale: con una conclusione di prima intenzione ha risolto una mischia in area lasciando senza scampo Suzuki, e pochi istanti dopo è stato atterrato da Britschgi in un a corpo che Chiffi ha prima giudicato regolare e poi, su indicazione del Var, sanzionato come fallo da rigore. Il portiere del Parma, fino a quel momento strepitoso nelle parate su Malen, si è dovuto inchinare dal dischetto. E se la tecnologia ha contribuito a indirizzare l’esito, nelle parole di Cuesta c’è però la forte sensazione che gli episodi siano stati letti con due pesi e due misure, specialmente quando si trattava di valutare i contrasti a favore della squadra che spingeva per l’Europa.




