Meloni riceve Rama a palazzo Chigi, al centro del colloquio difesa e immigrazione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Giorgia Meloni ha incontrato oggi, a palazzo Chigi, il primo ministro albanese Edi Rama. Un faccia a faccia, quello avvenuto nella sede del governo italiano, che arriva a distanza di cinque mesi esatti dal vertice intergovernativo celebrato a Roma nello scorso novembre, e che ha rappresentato – come si legge in una nota ufficiale diffusa dalla presidenza del Consiglio – l’occasione per fare il punto su un rapporto bilaterale che appare in costante evoluzione. I due leader, stando al resoconto, hanno discusso del “rafforzamento del partenariato nei settori di interesse comune”, un’espressione dietro la quale si celano, come spesso accade in questi frangenti, dossier particolarmente delicati per entrambi i paesi.

Difesa, connettività e il nodo dei flussi irregolari

Tra i temi toccati durante il colloquio, la connettività – un ambito nel quale l’Italia cerca di giocare un ruolo da ponte verso i Balcani occidentali – e l’industria della difesa, comparto che negli ultimi mesi ha acquisito una rilevanza strategica crescente nel dibattito europeo. Ma è sulla collaborazione in materia migratoria che l’attenzione si è concentrata con maggiore evidenza, come del resto confermato dalla premier stessa attraverso un messaggio pubblicato sui propri canali social al termine dell’incontro. Meloni ha parlato esplicitamente di “contrasto all’immigrazione irregolare”, una formula che ricalca l’impostazione data dal governo italiano fin dal suo insediamento, e che trova nella sponda albanese – paese non membro dell’Unione europea ma storicamente vicino all’Italia – un interlocutore ritenuto affidabile.

Il punto sui rapporti dopo il vertice di novembre

Non è un caso che l’appuntamento sia stato calendarizzato proprio a ridosso della scadenza semestrale dal summit intergovernativo: in diplomazia, le verifiche periodiche servono a misurare lo stato di avanzamento di accordi che, nel caso specifico, riguardano anche la gestione operativa dei flussi migratori. L’Albania, va ricordato, è già partner dell’Italia in un progetto controverso – quello dei centri per richiedenti asilo realizzati sul proprio territorio – e l’incontro di oggi ha offerto l’occasione per rimettere mano a un’intesa che non è mai stata priva di scossoni, né sul piano politico interno né su quello giudiziario. Rama, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali al termine del vertice, ma la nota di palazzo Chigi lascia intendere che il dialogo sia stato sostanziale e orientato a obiettivi concreti.

Un asse bilaterale che si consolida tra gli scogli

L’intesa italo-albanese, in particolare sul capitolo sicurezza e controllo delle frontiere, rappresenta per Meloni un tassello non secondario nella più ampia strategia europea di esternalizzazione delle politiche migratorie. E proprio per questo, incontri come quello di oggi – apparentemente di routine, ma carichi di implicazioni – servono a ribadire la continuità di un’alleanza che, al di là delle dichiarazioni pubbliche, si misura sulla capacità di tradurre gli accordi in azioni sul campo. Dei dettagli operativi emersi dalla discussione tra i due premier, al momento, non è stato reso noto alcunché di specifico; quel che è certo è che la difesa, la connettività e il contrasto all’immigrazione irregolare restano i tre pilastri sui quali l’Italia e l’Albania scelgono di costruire il loro rapporto per i prossimi mesi.

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