Meloni e Rama, vertice a Roma: il modello Albania procede nonostante gli intoppi
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Redazione Interno
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Il primo vertice intergovernativo tra Italia e Albania, celebrato tra gli stucchi di Villa Doria Pamphilj, è servito a sigillare una «fratellanza» che va ben oltre le dichiarazioni di facciata, trasformando una solida amicizia diplomatica in una partnership strategica articolata su più fronti. La premier Giorgia Meloni, affiancata dall'omologo Edi Rama, ha sottolineato come Tirana si comporti ormai come un paese membro dell'Unione europea, un riconoscimento che funge da preludio a una serie di intese concrete. Se da un lato, infatti, si è parlato di difesa e cooperazione energetica, dall'altro non si è potuto eludere l'argomento più spinoso, quello dei centri per migranti, la cui attuazione procede a rilento a causa delle pronunce della magistratura.
I nuovi accordi e la realtà dei fatti
La batteria di intese firmate spazia, com'è noto, dalla collaborazione in campo militare alla sicurezza informatica, fino agli aiuti per la ricostruzione in seguito agli eventi sismici, disegnando un quadro di integrazione bilaterale senza precedenti. Tuttavia, sullo sfondo di questi ambiziosi progetti, persistono le difficoltà pratiche legate all'accordo del 2023 sui migranti, che prevedeva l'apertura di due strutture sul territorio albanese: un centro di identificazione a Shengjin e un centro di permanenza per il rimpatrio a Gjader. Questi impianti, come ha ammesso la stessa Meloni, hanno finora funzionato in misura minima, un dato di fatto che attribuisce, senza mezzi termini, alle sentenze dei giudici, ivi inclusa la Corte di giustizia europea.
Le critiche di un oppositore
Una visione diametralmente opposta a quella dei due leader è stata espressa da Riccardo Magi, segretario di +Europa, il quale, dopo una recente visita ai luoghi, ha definito l'operazione un «costoso cabaret». Le strutture, a suo dire, si ergono come «cattedrali nel deserto»; una risulta completamente chiusa, mentre l'altra ospiterebbe una ventina di migranti e alcuni cani randagi. Il politico, non usando giri di parole, ha paragonato Meloni e Rama a due comici che si fanno da spalla, in un gioco di ammiccamenti e sorrisi che celerebbe il sostanziale fallimento dell'iniziativa.
Il contesto giudiziario e lo sviluppo futuro
L'ostacolo principale all'attuazione del cosiddetto «modello Albania» risiede, dunque, nelle aule di tribunale, le cui sentenze hanno di fatto bloccato l'operatività piena dei centri. Questo aspetto, se da un lato rappresenta un intoppo non previsto per l'esecutivo, dall'altro delinea un conflitto tra l'indirizzo politico e l'interpretazione giuridica delle norme. La trattativa tra Roma e Tirana prosegue il suo corso, cercando di superare gli impedimenti legali, mentre gli accordi sulla difesa e l'energia sembrano procedere senza intoppi, consolidando quel rapporto speciale che ambisce a fare dell'Albania un avamposto avanzato delle politiche europee.




