Proteste contro il CPR di Gjadër, cittadini albanesi e italiani uniti contro l'accordo Meloni-Rama

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Domenica 1 dicembre, davanti ai centri di detenzione amministrativa per migranti voluti dal governo italiano in Albania, si è svolta una protesta che ha visto la partecipazione di alcune centinaia di persone, prevalentemente italiane e albanesi. La manifestazione, organizzata dal Network Against Migrant Detention, ha contestato l'accordo tra il premier italiano Giorgia Meloni e il primo ministro albanese Edi Rama, che prevede il trasferimento collettivo e coatto di richiedenti asilo verso il Centro di permanenza per il rimpatrio (CPR) di Gjadër, attraverso un breve passaggio all'hotspot di Shëngjin.

La protesta, inizialmente concentrata davanti ai centri di detenzione, si è poi spostata per le strade di Tirana, coinvolgendo attivisti italiani e albanesi uniti nel denunciare le politiche di esternalizzazione delle frontiere e la gestione dei migranti nei centri di trattenimento costruiti dal governo italiano in Albania. Gli attivisti hanno sottolineato come l'accordo Meloni-Rama rappresenti una cessione di sovranità territoriale per l'Albania, che accetta di ospitare i migranti respinti dall'Italia in cambio di benefici economici e politici.

Nel corso della manifestazione, sono emerse voci secondo cui i CPR in Albania potrebbero essere trasformati in carceri per le persone albanesi condannate in Italia, una prospettiva che ha ulteriormente alimentato le tensioni e le preoccupazioni tra i manifestanti. La premier Meloni, ospite a Quarta Repubblica, ha difeso l'operazione migranti in Albania, ribadendo che i centri funzioneranno e che ci sono soluzioni in fase di sviluppo per migliorare la gestione dei migranti.

La protesta ha visto la partecipazione di numerose associazioni, sigle e comitati, diventati punto di riferimento e supporto, anche legale e sociale, per chi attraversa le frontiere.

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