Turchia, arrestato il sindaco di Istanbul: cresce il sostegno per Imamoglu
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La conferma dell’arresto di Ekrem Imamoglu, sindaco di Istanbul e principale oppositore del presidente Recep Tayyip Erdogan, ha scatenato una nuova ondata di proteste in tutta la Turchia, mentre il suo sostegno popolare, paradossalmente, sembra rafforzarsi. Accusato di legami con un’organizzazione accusata di corruzione, concussione e sostegno al terrorismo, Imamoglu è stato trasferito in carcere dopo una decisione giudiziaria che molti osservatori interpretano come un tentativo di eliminare un rivale scomodo in vista delle presidenziali del 2028.
Nei giorni successivi al suo arresto, le strade di Istanbul e di altre città si sono riempite di manifestanti, affrontati con una repressione senza precedenti. Oltre 1.100 persone sono state fermate, secondo i dati forniti dal ministro degli Interni Ali Yerlikaya, che ha anche segnalato 123 agenti feriti negli scontri. Tra gli arrestati figurano almeno 14 giornalisti, incluso Yasin Akgul della France Presse, colpiti da una censura sempre più stretta. Le immagini delle scarpe abbandonate in piazza Saraçhane, davanti al municipio, testimoniano la violenza degli interventi della polizia, che ha fatto ricorso a spray urticanti, proiettili di gomma e manganelli per disperdere la folla.
Quello che colpisce, tuttavia, è l’effetto contrario prodotto dalla detenzione di Imamoglu: già indicato come candidato dell’opposizione per il 2028, il sindaco ha visto crescere il suo consenso, con oltre 15 milioni di elettori che lo sostengono. Un paradosso che ricorda dinamiche già viste in altri contesti autoritari, dove la repressione finisce per alimentare il dissenso anziché soffocarlo. Intanto, il governo turco continua a negare ogni accusa di strumentalizzazione della giustizia, insistendo sul carattere puramente legale delle indagini.




